Buongiorno!

Preghiera nei primi momenti dopo il risveglio

P. Gorazd Cetkovský, O.Carm.

“Quando mi sveglio al mattino, gli angeli vegliano su di me, mio Signore ...” canta allegramente una popolare “canzone indicativa”. E nel proseguo si parla del fatto che gli angeli vegliano su ognuno di noi, mentre ci laviamo, facciamo colazione, andiamo a scuola, per tutto il giorno. Sì, dalla nostra stessa sveglia siamo accompagnati dalla cura di Dio, o meglio: ci accompagna anche di notte, ma già dal risveglio possiamo pensarci. Tuttavia, l’esperienza di generazioni di cristiani testimonia che proprio i momenti dopo il risveglio hanno anche le loro tentazioni.

Nel 1994, presso la casa editrice Cesta, è uscito il libro del cardinale Martini intitolato Siete stati con me nelle mie prove (Riflessioni su Giobbe) che secondo me è un po’ sfuggito all’attenzione di un pubblico più vasto. Si tratta di una trascrizione degli esercizi spirituali che il cardinale ha avuto con i sacerdoti. In una delle riflessioni eserciziali, presenta pensieri molto preziosi sulla difficoltà che affligge la maggior parte di noi, e che lui definisce in modo pertinente: disordine della mente.

Ogni persona è esposta a questa moltitudine di pensieri difficili e contraddittori, che la circondano come parassiti, locuste o zanzare e le impediscono di dedicarsi a ciò che è il suo dovere fondamentale. Coloro che non tentano la vita spirituale non se ne accorgono e vivono di impressioni, di letture, di notizie, di ascoltare suoni, rumori, televisione, passando da una di queste cose all’altra in una costante vorticosità di fantasie e desideri. Ciò che hanno visto subito lo dimenticano per ciò che vedranno tra poco, proprio come chi guarda un programma televisivo dopo l’altro, rimanendo sempre sotto l’influenza di un certo eccitamento.

Il disordine della mente è, possiamo dire, una situazione di vita costante, anche se non ne siamo consapevoli. Ce ne rendiamo conto quando iniziamo a silenziarci, a meditare regolarmente: allora ci attacca un gruppo di pensieri inutili, vani e disordinati e la lotta contro di essi può diventare un vero martirio, un vero pentimento, in grado di sostituire tant’altro tipo di penitenza esterna.1

E come questa descrizione di disattenzione, distrazione e incapacità di concentrarsi in modo eccellente corrisponde alla nostra stessa esperienza, così diamo ragione anche all’insegnamento derivato da essa:

La lotta contro il disordine della mente è una delle attività più importanti per chi desidera ascoltare Dio e dedicarsi completamente alla sua azione.2

Quando il cardinale descrive alcuni modi concreti di disobbedienza della mente, menziona esplicitamente che un momento critico per l’organizzazione della mente sono, tra l’altro, i momenti mattutini.

Questi pensieri appaiono del tutto innocenti, riempiono le prime ore del mattino, quando ci si sveglia, ci assalgono nel momento in cui non siamo troppo impegnati e in un attimo irrompono nella nostra mente in modo tale che quando riprendiamo a lavorare, ci sentiamo tristi, abbattuti e deboli, senza sapere perché. In realtà non li abbiamo disciplinati attentamente, non li abbiamo fermati; e così ci ha permeati inconsciamente una certa euforia o malcontento, un certo slancio o depressione o rabbia verso noi stessi o verso gli altri, e noi poi li abbiamo coltivati. (...)

Scoprire questo complicato mondo interiore è parte del cammino spirituale e ci porta a intraprendere una continua e urgente lotta.3

La vigilanza, il discernimento dei pensieri e la lotta contro i cattivi pensieri, le vizi e le passioni sono aree importanti dell’esperienza e dell’insegnamento dei primi monaci e dei padri del deserto.4 Anche il patriarca di Gerusalemme, san Alberto (+ 1214), era consapevole della necessità di questa lotta interiore. Pertanto, nelle regole che scrisse per i primi carmelitani e che divennero poi la regola del Carmelo, cita le parole delle Scritture: “La vita sulla terra è una prova” (Giob 7,1 – secondo la Vulgata) e “tutti coloro che desiderano vivere piamente sono perseguitati” (2 Tim 3,12) e avvia così un capitolo separato della regola, invitando alla vigilanza e alla lotta spirituale – con un’armatura piena di Dio (nuovamente con un ricco riscontro nelle citazioni delle Scritture). Ciò presenta a noi anche un tema molto importante per i padri e i monaci del Cristianesimo antico.

Per fornire una guida su come purificare la nostra mente dalle influenze disturbanti, il cardinale Martini cita nel libro menzionato il monaco Evagrio. Questo insegnante colto e esperto ha descritto acutamente il processo attraverso il quale avviene il “torpore” del nostro interno. E l’ammonimento di Evagrio descrive proprio la tentazione che arriva al mattino:5

Esiste un logismos, chiamato vagabondo (pellegrino), che si avvicina ai fratelli principalmente all’alba: conduce la mente da una città all’altra, da un villaggio a un altro e da una casa all’altra. Essa, inizialmente, inizia semplicemente a conversare con gli altri. Poi con qualcuno conosciuto si intrattiene a lungo, distrugge (literamente: decomponendo – fino al senso di marciume, decomposizione) il suo stato in base alla qualità di coloro con cui si incontra, e passo dopo passo si allontana dalla consapevolezza di Dio (= della presenza divina) e della virtù e dimentica la sua chiamata e il suo voto.

È quindi necessario che colui che si è allontanato dal mondo osservi questo demone e osservi da dove viene e dove si ferma (si siede, tormenta, si attacca, si infiltra – il verbo usato ha tutti questi significati). Perché tutto il giro di questo vagabondare non lo fa per nulla o per caso. Ma lo fa con l’intenzione di distruggere lo stato interiore dell’anacoreta (eremita), affinché la mente, infiammata da tutto ciò, ubriacata da molte conversazioni, in quel momento soccomba al demonio della lussuria, della collera o della tristezza,6 che danneggiano maggiormente la trasparenza (lucidità, permeabilità alla luce, chiarezza) del suo stato interiore (struttura, composizione, apparenza).

In questo momento permettetemi una piccola deviazione dal nostro tema. Quando stavamo preparando la traduzione appena citata, mi ha colpito anche il paragrafo precedente del testo di Evagrio, che tratta del discernimento dei pensieri. È molto importante riconoscere se il pensiero che riempie il mio interno proviene solo dalla mia mente o è un’intuizione divina (angelica) o demoniaca. Perché da questo poi prendo posizione. Evagrio ha quindi scritto:

Come abbiamo riconosciuto dopo un lungo osservare, tra i pensieri angelici, umani, e quelli che provengono dai demoni, c’è questa distinzione: Gli angeli cercano di comprendere l’essenza delle cose e di esaminare il loro significato spirituale, come ad esempio a quale scopo è stato creato l’oro e perché è disperso sotto forma di sabbia da qualche parte nelle profondità della terra e viene estratto con grandi difficoltà e fatica. Come mai quello trovato viene lavato con acqua, esposto al fuoco e poi è dato nelle mani degli artisti, che ne fanno un candelabro per il tabernacolo, un incensiere, calici e contenitori (2 Par 4,21), dai quali – per grazia del nostro Salvatore – non beve più il re di Babilonia (Dan 5,3). Cleofà porta con sé, da questi misteri, un cuore ardente (Lc 24,32).

Il pensiero demoniaco non sa e non comprende nulla di ciò, ma incita sfacciatamente all’acquisizione (ottenimento, possesso, accumulo, conquista, cupidigia) dell’oro percepibile e predice il godimento e la gloria che ne derivano.

E il pensiero umano non si sforza di appropriarsi dell’oro, né si cura di ciò di cui è simbolo l’oro, ma introduce solo un’immagine semplice nella mente, senza passione o bramosia.

E simile distinzione è da fare anche per altri oggetti, quando l’uomo userà interiormente (literally: segretamente) la ragione secondo questa regola.

Da queste frasi è chiaro quanto possa assumere un aspetto differente la nostra vita – a seconda dei pensieri che concediamo nel nostro cuore: possiamo essere persone di contemplazione, di profonda riverenza e amore verso Dio e la creazione, o possiamo essere persone predatrici, eternamente insoddisfatte e violente, o possiamo vivere in modo stupido, inconsistente e solo secondo le nostre forze.

Torniamo ora alla nostra riflessione sull’elevazione della mente a Dio nei momenti mattutini. Abbiamo riconosciuto che i primi istanti del giorno sono molto importanti: possiamo con una mente purificata dal sonno subito rivolgerci al Signore, oppure con disattenzione o ignoranza possiamo lasciar entrare e dominare nel nostro cuore chiunque, e successivamente dichiareremo di essere un po’ “svegliati con il piede sbagliato”.

Ma aggiungiamo ancora alcune riflessioni per completare. Con maggiore comprensione ora notiamo come insistentemente la tradizione ascetica della Chiesa metta in evidenza la contemplazione mattutina (vale a dire, che dobbiamo contemplare il più possibile nel tempo mattutino, anche a costo di vari sacrifici personali che possono essere correlati a ciò) e il silenzio durante la notte, che inizia dopo la preghiera serale e dura fino al termine delle preghiere mattutine, e a volte viene persino protratto ulteriormente fino alla tarda mattinata. Ciò riguarda ovviamente soprattutto l’ambiente delle comunità religiose, ma in una forma sapientemente adattata viene sempre adottato anche da singole persone “nel mondo” – a seconda delle possibilità di ogni singolo individuo.

Ciò che è essenziale qui è sempre un intenzionale “digitare delle percezioni”, che poi consente di unirsi più facilmente a Dio attraverso la preghiera. Traslato direttamente nella vita pratica odierna, può significare: devo valutare attentamente quando lascerò risuonare per la prima volta il ricevitore radio o addirittura la televisione, quando per la prima volta prenderò in mano i giornali o riviste tanto ingannevoli con copertine e contenuti appariscenti. Altrimenti, può facilmente accadere che l’Evagrio “vagabondo” si presenti direttamente a me e che “non l’avessi inteso male ...” Alla mia eventuale successiva prova di preghiera tento con ciò di “perdere sangue” in modo molto goffo. E in modo simile dovrei prestare maggiore attenzione a quando e con quale dialogo (o monologo!) invece entro nella giornata nascente del mio prossimo.

La grande enfasi della pratica tradizionale di pietà sulla preghiera mattutina riguarda evidentemente anche il tempo mattutino in senso più ampio – non solo quei momenti immediatamente dopo il risveglio. Certamente ha avuto influenza anche lo stile di vita di un tempo e l’ordine antico della giornata, che poneva il peso della giornata proprio nelle ore dell’alba e mattutine. La naturale opportunità psicologica del mattino per la meditazione viene spiegata dal carmelitano P. Jan Brenninger in questo modo: “Il mattino è il momento più adatto per la meditazione, perché allora lo spirito è più calmo e può facilmente concentrarsi su una certa cosa. Inoltre, è comune stabilire la meditazione in quel momento perché così l’opera dell’intero giorno è ben orientata verso Dio.”7

Diamo un’occhiata anche solo brevemente alle Scritture del Vecchio Testamento. Al versetto del salmo: “... al risveglio (Signore), mi sazierò contemplando te,” (Sal 17,15 – traduzione del Dr. Bogner) la Bibbia di Gerusalemme aggiunge la nota: “L’ora del risveglio del mattino è un momento privilegiato per manifestazioni della generosità di Dio.”8 Questa affermazione è per noi, rispetto a tutto ciò che abbiamo detto finora, molto interessante. La nota prosegue poi: “È anche un momento di giustizia.” Questa è una doppia caratteristica fondamentale della visione veterotestamentaria sul tempo del mattino. A questo si aggiunge la spiegazione: “La lucertola e la luce simboleggiano la salvezza. La sera e l’oscurità simboleggiano viceversa la prova e la sventura.”9

Tuttavia, quando sfoglio i luoghi pertinenti del Vecchio Testamento a cui si riferisce la Bibbia di Gerusalemme, esprimerei la mia impressione complessiva in modo un po’ diverso. Secondo la mia convinzione, il pensiero del salmista può essere riassunto così:

  • Il mattino è l’inizio di un nuovo stato delle cose (improvvisamente è diverso da prima, rispetto alla sera precedente).
  • Questo nuovo inizio è atteso con ansia dal salmista (e da ogni credente), implorato con fervore.
  • Lo stato nuovo delle cose atteso (e la fine del vecchio) è opera di Dio.
  • Se qualcosa accade fin dal mattino stesso, è sicuro e durevole.
  • Se le cose sono nuove fin dal mattino stesso (il cambiamento è avvenuto senza essere visto dallo sguardo umano durante la notte) è prova della sovranità del potere di Dio e garanzia che questo nuovo stato delle cose sarà permanente, affidabile!

(Mentre per ciò che chiamo amatorialmente “nuovo stato delle cose”, per questo la Scrittura ha ovviamente un'espressione speciale, che forse ci è un po’ sbiadita: salvezza.)

Situazioni a ciò simili possono venire in mente vari costumi popolari o domestici, il cui nucleo consiste nel fatto che i bambini, al mattino dopo il risveglio, trovano regali dietro la finestra, o semplicemente la prima mattina bianca innevata dell’inverno imminente.

Il mattino come tempo di piacevole sorpresa ...

Presentiamo quindi alcune citazioni delle Scritture:

IL MATTINO È UN TEMPO ATTESO
Sal 130,6:
La mia anima attende il Signore
più che le sentinelle del mattino,
quando vegliano al mattino.
Sal 57,9: (dopo il lamento straziante suona improvvisamente un canto di fiducia e lode:)
Svegliati, arpa e cetra, e io risveglierò l’aurora!

IL MATTINO È UN TEMPO DI NUOVO ORDINE DELLE COSE
Sal 73,20:
Come un sogno al risveglio, Signore,
disprezzerai il loro inganno, quando ti sveglierai.
(il mattino come tempo di rigetto del vecchio, cattivo)
Sal 30,6:
Alla sera si ospita il pianto,
ma al mattino tutto esulta.
(il mattino è il tempo di risveglio a un nuovo stato delle cose)

IL MATTINO È UN TEMPO DI MANIFESTAZIONE O RICONOSCIMENTO DELLE OPERE SALVIFICHE DI DIO
Sal 49,15:
Si precipitano come pecore nell’inferno,
la morte le pascola.
Al mattino le calpesteranno gli uomini retti ...
Sal 143,8:
Fammi conoscere al mattino la tua misericordia,
perché in te spero.

QUELLO CHE INIZIA SUBITO AL MATTINO È SICURO E DURATURO
– sia che si tratti del lungo destino dell’uomo:
Sal 73,14:
Ogni giorno mi piovono colpi,
ogni mattina vengo punito.
Giob 7,18:
(Che cos’è l’uomo,) perché tu lo osservi ogni mattina
e ogni attimo lo metti alla prova?
– sia che riguardi le opere degli uomini:
Ger 21,12:
... così dice il Signore:
Al mattino fate giustizia ...
– sia che riguardi singoli eventi della cura divina:
Sal 46,6:
... Dio lo aiuta subito all’alba
Sal 90,14:
Saziaci con la tua misericordia al mattino
e per tutti i tuoi giorni ci rallegreremo e ci godremo.
Is 33,2:
(Signore) sii l’ombra del tuo popolo ogni mattino ...
Sof 3,5:
Il Signore giusto è in mezzo a lui
(cioè in Gerusalemme ribelle),
non commetterà ingiustizia,
ogni mattina porta alla luce il suo giudizio,
ogni giorno, incessantemente ...

Potremmo obiettare che in questi testi si tratta infatti del mattino atteso, non di quello presente vissuto. E poi si pone la questione: È possibile cercare in essi indicazioni su come iniziare la propria giornata? Credo di sì. Se vivo il mattino nella preghiera, se entro in un nuovo giorno attraverso la preghiera, allora questa preghiera rinnova e conferma la mia fede nella presenza di Dio, mi fa intravedere – con gli occhi della fede – quello nuovo stato delle cose, cioè la salvezza in una continua avvicinamento o crescita verso la pienezza, mi unisce a Dio e mi conduce a fiducia e lode. Qui ricordiamo il testo:

Sal 5,4:
Signore, il tuo orecchio mi ascolterà al mattino,
al mattino ti presenterò un’offerta e aspetterò.

La nostra offerta mattutina è la preghiera.

E la premessa della preghiera mattutina è da un lato quella vigilanza immediata e la “digitazione” delle percezioni dal momento del risveglio, come abbiamo considerato sopra, ma forse anche un rinnovamento esplicito delle decisioni fondamentali della nostra vita, eventualmente rinunce concrete: io dal primo mattino non solo desidero prestare attenzione al “vagabondo” e non farmi trascinare, ma dichiaro nuovamente (davanti a Dio e davanti a me stesso) l’intenzione di procedere in una certa direzione. Così posso subito dopo il risveglio rinnovare brevemente la mia decisione di vivere per Dio (non per me stesso, non nella schiavitù delle influenze e delle paure), la disponibilità a prendere la mia croce, la disponibilità a costruire relazioni con persone concrete ...

Sono fermamente convinto che solo da un siffatto “risvegliato” interno possa provenire una vera lode, cioè: questa nuova decisione per Dio, stimolata da una nuova aurora, deve precedere l’apertura del mio breviario (e le lodi mattutine non sono già da lungo tempo solo preghiera di sacerdoti e religiosi) ... Altrimenti, infatti, tento, figurativamente parlando, di suonare belle composizioni da buone note, ma su uno strumento non preparato.

Sulla tradizione ebraica della preghiera mattutina scrive Di Sante10: “Guardando la luce, che grazie alla bontà di Dio ogni giorno nasce, Israele benedice l’Eterno e lo loda, unendo la sua voce a quella degli angeli celesti e di tutto il creato. (...) La creazione è un segno dell’amore di Dio, donato all’uomo come un dono. Questa berachah, però, parla più di una nuova creazione ... (...) (Il credente ebreo) ogni mattina guarda in faccia a un mondo fresco e nuovo, che Dio ha appena creato!”

Che bel significato acquisisce qui il fatto che “è mattina”! E non c’è neanche menzione delle opere divine di cui parla il Nuovo Testamento.

Pertanto aggiungiamo solo due citazioni dal Vangelo:

Mc 1,35:
Di buon mattino, mentre era ancora buio, (Gesù) si alzò e uscì di casa; andò in un luogo deserto e lì pregò.

Mc 16,2:
Di prima mattina, il primo giorno dopo il sabato, appena spuntato il sole, andarono (le donne) al sepolcro ...

Per i cristiani, ogni mattina è innanzitutto un ricordo della resurrezione di Gesù, dell’atmosfera della Pasqua e della domenica.

Le ore del mattino sono realmente un tempo “carico” di contenuto spirituale.

Quando ho condiviso queste mie riflessioni all'inizio con padre Michal Špaček, mi ha richiamato anche a due temi vicini. L'accento sulle ore del mattino si collega nella tradizione della nostra pietà anche all’offerta delle primizie, come ci troviamo di fronte a molti antichi popoli. Le primizie (in latino primitiae) appartenevano alla divinità. Potevano riguardare una parte – la prima porzione – del bottino, del raccolto o della prole.

Anche qui ci si presenta facilmente uno spazio per la meditazione. Si tratta di uno sforzo: dare a Dio, dare prima a lui, dargli quando la scelta è ancora la più ampia (così era per il bottino), dargli ciò che è primo, ciò che abbiamo (e di cui quindi ci affezioniamo di più), dargli ciò che è già (ciò che è certo) – non promettere solo quello che arriverà “qualche volta”, “poi ...” (così era per il raccolto e la prole), semplicemente dargli il meglio ...

Sembra che anche presso gli Israeliti l’offerta delle primizie al Signore fosse un'azione prima completamente spontanea, che successivamente fu regolata dalla Legge (cfr. in particolare il bellissimo testo Deut. 26,1-10). E la prescrizione veterotestamentaria sulle primizie del raccolto si è poi proiettata nella spiritualità cristiana nell’espressione “primitiae diei adherent Domino” – le primizie del giorno appartengono al Signore.

E la seconda area correlata è la richiesta della regola di san Benedetto: “Niente deve essere anteposto al servizio di Dio.” Questo primato comprendiamo di solito nel significato di: non deve essere data maggiore importanza a nulla ... ma è possibile anche interpretare questa richiesta della regola in termini di ordine temporale di ciò che contiene la nostra giornata – semplicemente: che si inizi con la preghiera, con il culto ...

Le riflessioni che ora vi traduco e condivido, le ho portate a lungo solo dentro di me, senza osare elaborarle in forma di articolo. Ciò che mi ha spinto a farlo è stato un paragrafo dal direttorio (un certo compendio di indicazioni per la vita nel monastero) dei carmelitani e delle carmelitane di cinquantacinque anni fa.11 Esprime in modo completamente semplice e diretto ciò di cui abbiamo finora riflettuto:

Non solo le persone religiose, ma tutti i cristiani pii devono sforzarsi di consacrare al Signore le primizie dei loro cuori. Ciò che deve essere, quindi, il primo desiderio al mattino, subito dopo il risveglio, deve essere Dio stesso; per lui devono immediatamente allungare la mano del loro ardente desiderio, per afferrarlo e non lasciarlo più andare, come fanno i pellegrini che hanno con sé oro e gemme. Difficilmente, infatti, appena si risvegliano dal sonno, si affrettano con ansia e timore a cercare il loro tesoro per assicurarsi di non averlo perso. Chi quindi desidera portare a Sua Divina Maestà questo tanto gradito sacrificio mattutino, deve sforzarsi affinché in quel breve periodo, mentre solleva il suo cuore al cielo, non abbiano accesso pensieri mondani, anzi, il suo primo pensiero deve tendere a Gesù Cristo, nostro Signore, Sposo della sua anima. Non deve però dimenticare che il diavolo, che cerca di riempire lo spirito umano di tanti pensieri vani e dannosi, si sforzerà anche di prendere possesso il più presto possibile di questa dimora, con lo scopo di sottrarre a Dio il rispetto dovuto a lui da razionali creature create.

Un esempio concreto di come possa apparire una tale dedicazione al Signore subito dopo il risveglio è fornito dal “vademecum” per i carmelitani, pubblicato all’inizio del nostro secolo.12

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Sia benedetta, Santa Trinità e Unità indivisibile; vogliamo lodare Dio, che ci ha mostrato la sua misericordia.
Nel nome del nostro Signore Gesù Cristo mi alzo;
egli stesso mi benedica, mi guidi, mi protegga
e mi conduca alla vita eterna.
Amen.
Ti ringrazio, Santissima Trinità,
per la guardia (su di me) di questa notte,
per la misericordiosa preservazione da danni
e per gli altri beni concessi;
fa’ che io ti renda
costantemente adeguatamente grazie.
Amen.
(Seguono preghiere per l’abbigliamento.)