Statuto dell'Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

approvato dal capitolo generale tenutosi a settembre 1995 a Roma,
come disposto dal priore generale P. Joseph Chalmers*

 

 

LETTERA DEL PRIORE GENERALE

Cari confratelli,

con grande gioia vi presento il testo delle nostre nuove costituzioni, approvate dal capitolo generale a settembre 1995. Esse sono il frutto dei nostri contributi, di circa nove anni di lavoro di vari esperti, così come di studio e valutazione nei raduni dei confratelli.

Nella prima parte è delineato il nostro carisma e la nostra missione: siamo una comunità fraterna contemplativa in mezzo al popolo e al servizio di esso.

La seconda parte è dedicata alla vita fraterna, che invita le nostre comunità a essere cenacoli di comunione, preghiera e servizio, sì da diventare sempre più visibili e credibili icone della Santissima Trinità.

Il processo formativo è spiegato nella terza parte ed è presentato – nelle sue varie fasi – non come un insieme di molte cose da fare, ma come uno stile di vita; l'ultima parte è poi dedicata alla governance dell'Ordine, che consideriamo come servizio, guida e animazione.

Il risultato è un testo molto ricco e stimolante per la vita attuale dei carmelitani e per il nostro apostolato. Non deve quindi finire in un posto d'onore sugli scaffali delle nostre biblioteche. È necessario trovare forme adeguate per approfondire e vivere personalmente il contenuto delle costituzioni; ma anche presentarle, almeno nei tratti fondamentali, a tutti coloro che appartengono alla nostra famiglia.

Un prezioso contributo possono offrire attraverso strumenti adeguati coloro di noi che si dedicano allo studio. Grazie a Dio abbiamo nell'Ordine persone ben preparate che possono svolgere questo compito. Vogliamo quindi incoraggiarle a farci conoscere, amare e vivere lo spirito del Carmelo, per farci sentire alla soglia del terzo millennio che siamo eredi di un passato glorioso, che non diventa una reliquia, ma rimane vivo e operante attraverso la vita e l'impegno nell'odierna Chiesa e nel mondo. Consegnamoci volentieri allo Spirito Santo e accogliamo con gratitudine il contributo di Maria, nostra Madre e Sorella: sentiremo di essere incoraggiati a riflettere su questo testo e ad accoglierlo come un aiuto modesto, ma prezioso nel nostro cammino di vita consacrata.

Fraternalmente nel Carmelo

P. Joseph Chalmers, O.Carm.
priore generale

A Roma, 25 marzo 1996
nella solennità dell'Annunciazione del Signore.

 

PRIMA PARTE

CARAMISMA E MISSIONE DEL CARMEL,
CARATTERISTICHE FONDAMENTALI

I. capitolo • L'Ordine come dono e missione

1. In Gesù Cristo, Figlio del Padre e "primogenito di tutta la creazione",1 viviamo un nuovo modo di connessione con Dio e con i nostri simili. Così riceviamo una parte nella missione del Verbo Incarnato in questo mondo e formiamo la Chiesa, che in Cristo è "come un sacramento o segno e strumento di unità interiore con Dio e di unità di tutto il genere umano".2

2. Vivendo in obbedienza a Gesù Cristo3 e accettando il suo Vangelo come norma suprema della nostra vita4, ci orientiamo nella potenza dello Spirito suo, che distribuisce a ciascuno i suoi doni come vuole,5 per il servizio reciproco – sia tra noi che verso gli altri. In questo modo contribuendo a che nei questo mondo si realizzi il disegno di Dio di unire tutti in un popolo santo.6

3. Uno di questi doni dello Spirito è anche la vita secondo i consigli evangelici, a cui ci obblighiamo con i voti religiosi. Come religiosi, siamo chiamati da Cristo a vivere e diffondere la sua forza trasformante e liberante e la vita secondo i consigli evangelici – in modo proprio, efficace e attuale. Così questa vita si distingue per la ricerca assidua di Dio in una piena adesione a Cristo, che si manifesta nella vita fraterna e nella passione apostolica.

4. Questo richiamo richiede di accettare pienamente le condizioni che Cristo pone a coloro che vogliono seguirlo in questo stile di vita: accettare la volontà di Dio come partecipazione all’obbedienza di Cristo; vivere in povertà e in comunione di beni come espressione della nostra unità in Cristo e della reciproca unità evangelica con i fratelli; e infine la castità consacrata come espressione d'amore verso Dio e verso i fratelli.

5. La nostra vita consacrata la consideriamo prima di tutto un invito e un grande dono di Dio, con il quale Dio ci consacra a Sé, affinché serviamo i fratelli secondo l'esempio di Cristo. Questa vocazione in noi, nel nostro comune fraterna, perfeziona la potenza della vita ricevuta nel battesimo e nella cresima, unendoci in modo particolare alla Chiesa e rendendoci pronti al servizio di Dio e dell’umanità, "affinché il regno di Cristo affondi radici e si solidifichi nelle anime e si diffonda in tutte le parti del mondo".7

6. Pertanto, noi, i fratelli della Beata Vergine Maria di Monte Carmelo, ci chiediamo quali siano gli elementi particolari, tra tanti carismi e vocazioni diversi, che diano alla nostra famiglia religiosa nella Chiesa il suo volto proprio.

7. Al tempo delle crociate in Terra Santa, si stabilirono in vari luoghi della Palestina degli eremiti. Alcuni di loro "vivevano, secondo l'esempio del santo uomo e eremita profeta Elia, vita di eremiti sul monte Carmelo, presso una fonte, chiamata fonte di Elia. Nelle celle, simili a umili alvei di api, preparavano come api del Signore miele di dolcezza spirituale".8

8. Poi, su richiesta degli stessi eremiti, S. Alberto, patriarca di Gerusalemme, li riunì in un'unica "collegio" e diede loro regole di vita – secondo il loro ideale eremitico ("propositum"),9 che rispondeva allo spirito di quel viaggio in Terra Santa e della prima comunità cristiana di Gerusalemme.10 Questi eremiti, spinti "dall'amore per la Terra Santa, si consacrarono a Colui che l'ha conquistata col sangue versato, per servirlo in veste di pietà e di povertà",11 rimanendo "in sacra penitenza"12 e creando una comunità fraterna.

9. Questa regola di vita fu poi approvata nel 1226 da Onorio III, nel 1229 da Gregorio IX e nel 1245 da Innocenzo IV;13 quest'ultimo pontefice la approvò infine nel 1247 come vera e propria regola e la adeguò alle condizioni di vita in Occidente.14 Questo adeguamento si rese necessario quando i carmelitani iniziarono a trasferirsi in Occidente per sfuggire alle persecuzioni e quando dimostrarono di voler adottare uno stile di vita "in cui poter gioire, con l'aiuto di Dio, di poter contribuire alla salvezza loro e dei loro prossimi".15

10. L'approvazione della regola da parte di Innocenzo IV rese possibile che i carmelitani si mettessero al servizio della Chiesa vivendo secondo un ideale comune delle regole mendicanti o degli ordini di fraternità apostolica. Tuttavia, conserveranno le peculiarità del loro carisma primordiale,16 che brilleranno nel corso dei secoli come un privilegio del Carmelo, sia tra i suoi membri che nella Chiesa universale, specialmente grazie ai maestri di vita spirituale che Dio ha donato all'Ordine.

11. La regola delinea gli elementi fondamentali della vita carmelitana nell'obbedienza a Cristo secondo lo spirito dell'Ordine: meditare giorno e notte sulla legge del Signore,17 nel silenzio e nella solitudine, affinché la parola di Dio abiti abbondantemente nel cuore e nelle labbra di chi se ne occupa;18 pregare instancabilmente, specialmente le vigilie e i salmi;19 indossare l'armatura spirituale;20 vivere in fraterna comunione espressa nella celebrazione quotidiana dell'Eucaristia,21 nel raduno capitolare dei fratelli22 e nella proprietà comune;23 incoraggiarsi fraternalmente per le colpe;24 la severità della vita insieme al lavoro e alla mortificazione,25 fondata sulla fede, sulla speranza e sull'amore; l'accordo della propria volontà con la volontà di Dio, cercato nella fede insieme al dialogo e al servizio del priore ai confratelli.26

12. Aspetti caratteristici della spiritualità del Carmelo sono anche il carattere eliasico, che i carmelitani hanno sviluppato consapevoli di vivere sul Carmelo – nel luogo di operato del grande profeta, e la familiarità della vita spirituale con Maria. Significativi segni di questa familiarità sono (mariani) le denominazioni dei confratelli e la prima chiesa sul monte Carmelo, dedicata a Maria.

13. In un periodo in cui l'umanità inizia una nuova fase della storia, noi carmelitani, spinti dallo Spirito che opera nella Chiesa, ci sforziamo di adattare il nostro programma di vita27 alle nuove condizioni e di cercare di comprendere i segni dei tempi, affinché possano essere esaminati alla luce del Vangelo, del nostro carisma e del nostro patrimonio spirituale28 e possano essere introdotti nelle varie culture.

II. capitolo • Il carisma dell'Ordine

14. "Vivere in obbedienza a Gesù Cristo e servirlo fedelmente con un cuore puro e una buona coscienza"29: questa frase, fondata sulle affermazioni di S. Paolo, è il punto di partenza di tutti gli elementi di cui è composto il nostro carisma, e la base su cui Alberto ha costruito il nostro programma di vita. Le condizioni specifiche di nascita dell'Ordine in Terra Santa e la sua approvazione da parte della Santa Sede – nel quel processo storico che ha attraversato – hanno arricchito le "regole di vita", contenute nella regola, di nuovi impulsi.
I carmelitani vivono in obbedienza a Cristo cercando di cercare il volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), la fraternità e il servizio (diaconia) in mezzo alla gente.

15. La tradizione spirituale dell'Ordine ha sottolineato che questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati, né indipendenti tra loro, ma che sono strettamente legati tra di loro.
La stessa tradizione ha ampiamente elaborato l'esperienza del deserto come un processo dinamico di unificazione di questi valori: il carmelitano deve sforzarsi di fare del Cristo crocifisso, l'uomo spogliato e privo di tutto, la base della propria vita, orientare a lui attraverso la fede tutte le sue forze e abbattere ogni ostacolo che contrasti la completa dipendenza da lui e l'amore perfetto per Dio e per i fratelli. Questo processo di impoverimento, che porta all'unione con Dio – il fine ultimo di tutta la crescita umana – è presentato nella nostra spiritualità dai temi della "puritas cordis" e "vacare Deo", espressioni per un completo aprirsi a Dio e per un progressivo liberarsi di tutto.
Quando in questo processo giungiamo a vedere la realtà con gli occhi di Dio, il nostro atteggiamento nei confronti del mondo si trasforma in modo che corrisponda all'amore divino, e la contemplazione della presenza amorosa di Dio si manifesta nella nostra vita fraterna e nel nostro servizio.30

1. La dimensione contemplativa della vita

16. Fin dal principio, infatti, la comunità dei carmelitani ha adottato un carattere contemplativo, sia nell'organizzazione della comunità che nei valori fondamentali. Tale carattere emerge chiaramente dalla regola. Essa delinea una comunità di fratelli totalmente dedicata all'ascolto della Parola di Dio attraverso la preghiera31 e permane nella celebrazione delle lodi del suo Signore;32 una comunità composta da persone che desiderano farsi riempire e plasmare dai valori dello Spirito: purezza, pensieri santi, giustizia, amore, fede, attesa della salvezza,33 lavoro pacifico,34 silenzio, che – come dice il Profeta – è uno sforzo per la giustizia e che conferisce saggezza alle parole e alle azioni,35 discernimento, che "guida le virtù".36

17. La tradizione dell'Ordine ha sempre interpretato la regola e il carisma primordiale come espressioni della dimensione contemplativa della vita e a questa vocazione contemplativa ritornano sempre i grandi maestri spirituali della famiglia carmelitana. La contemplazione inizia quando ci affidiamo a Dio, qualunque sia il modo che lui scelga di avvicinarsi a noi. È un atteggiamento di apertura verso Dio, la cui presenza scopriamo ovunque.
La contemplazione rappresenta dunque il cammino interiore del carmelitano, scaturito dall’iniziativa libera di Dio: Dio lo tocca e lo trasforma, lo conduce a una unità d’amore con Lui, lo innalza affinché possa godere di questo amore immeritato e vivere nella sua presente amorevole. È un'esperienza trasformatrice che piega l'amore di Dio. Questo amore ci libera dai nostri modi umani limitati e imperfetti di pensare, amare e agire; li trasforma in modi divini.

18. La contemplazione ha anche un valore evangelico ed ecclesiale.37 La contemplazione realizzata non è solo la sorgente della nostra vita spirituale, ma determina anche la qualità della nostra vita fraterna e del nostro servizio in mezzo al popolo di Dio.38
I valori della contemplazione infatti – se li viviamo fedelmente nella trama della vita quotidiana – rendono la comunità fraterna carmelitana testimonianza della viva e misteriosa presenza di Dio in mezzo al popolo di Dio. La ricerca del volto di Dio e l'accoglienza dei doni dello Spirito le conferiscono maggiore attenzione ai segni dei tempi, sensibilità alla presenza della Parola nella storia, nonché tramite la percezione e la valutazione dei fatti e degli eventi nella Chiesa e nella società.39
Così il Carmelo – solidale con i drammi e le speranze dell'umanità40 come Gesù Cristo – sarà in grado di prendere decisioni appropriate che porteranno alla trasformazione della vita e alla sua conformazione alla volontà del Padre.
Inoltre sarà a beneficio della Chiesa sostenere coloro che si sentono chiamati alla vita eremitica.

2. Fraternità

19. L’atteggiamento contemplativo verso il mondo che ci circonda ci permette di scoprire la presenza di Dio in ciò che viviamo quotidianamente e di trovare Dio in particolare nei nostri fratelli. In questo modo siamo condotti a valorizzare il mistero delle persone a noi vicine, con le quali condividiamo la nostra vita. La nostra regola richiede che siamo fondamentalmente "fratres",41 e ci ricorda che la qualità dei contatti e dei rapporti personali tra di noi, che caratterizzano la vita della comunità carmelitana, deve essere sviluppata secondo l'esempio della prima comunità cristiana di Gerusalemme.42 Essere "fratres" per noi significa crescere nella comunione e nell'unità,43 superando le differenze e le distinzioni,44 nella partecipazione e nella corresponsabilità,45 nella condivisione dei beni,46 nel programma di vita comune e nei carismi personali;47 e anche essere attenti al bene spirituale e psicologico delle persone e procedere su vie di dialogo e riconciliazione.48

20. Questi valori di fraternità sono espressi e attingono forza nella Parola di Dio, nell'Eucaristia e nella preghiera. Attraverso la Parola di Dio – ascoltandola, pregando su di essa, vivendola nel silenzio, nella solitudine e nella comunità,49 e particolarmente sotto forma di "lectio divina" – i carmelitani sono quotidianamente guidati ad una conoscenza esperienziale del mistero di Gesù Cristo.50 Stimolati dallo Spirito e radicati in Cristo Gesù, soggiornano in lui giorno e notte51 e ispirano ogni loro decisione e azione con la sua Parola.52
Ispirati dalla Parola di Dio e in comunione con tutta la Chiesa, i "fratres" lodano insieme il Signore53 e invitano gli altri a condividere l'esperienza della preghiera.
Nella celebrazione dell'Eucaristia, sorgente e culmine della loro vita,54 i "fratres" sono chiamati dalla solitudine e dal lavoro apostolico – per quanto possibile – ogni giorno, affinché attorno alla tavola del Signore55 siano insieme "un cuor solo e un'anima sola"56 e vivano una vera comunione fraterna nella gratuità del dono e nel servizio reciproco,57 nella fedeltà al programma comune e nella riconciliazione stimolata dall'amore di Cristo.58
Come comunità contemplativa cerchiamo il volto di Dio e serviamo la Chiesa nel cuore del mondo o eventualmente nella solitudine eremitica.

3. Servizio in mezzo al popolo

21. Come comunità contemplativa cerchiamo il volto di Dio anche nel cuore del mondo. Crediamo che Dio dimori in mezzo al suo popolo, e quindi la comunità fraterna del Carmelo si sente parte viva della Chiesa e della storia: come comunità aperta, capace di ascoltare il proprio contesto e di farsi porre domande; disposta a ricevere le sfide della storia e a dare risposte autentiche di vita secondo i consigli evangelici in base al proprio carisma;59 come una comunità solidale e pronta a collaborare con tutti coloro che soffrono, sperano e si impegnano nella ricerca del regno di Dio.60

22. Il cammino, che troviamo accennato nella regola,61 è infatti un'espressione del carattere evangelico-apostolico degli ordini mendicanti e invita la comunità e gli individui a discernere e seguire i sentieri che lo Spirito Santo disegna per loro. Allo stesso tempo è un segno di solidarietà e di generoso servizio sia alla Chiesa universale che locale, sia al mondo di oggi.62

23. Il convento, cioè il luogo dove vive la comunità, è (come suggerisce il nome derivato da "convenire" – radunarsi) per il Carmelo anche luogo di accoglienza ospitale per i forestieri,63 affinché quella comunità di cuori, quella riconciliazione fraterna e quell'esperienza di Dio che viviamo nella comunità, possano essere condivise con gli altri.

24. Questo modo di dimorare "in mezzo al popolo" è poi un segno e una testimonianza profetica di nuove relazioni, amicizie e fraternità tra uomini e donne, ovunque. È una profezia di giustizia e di pace nella società e tra le nazioni, portata come parte essenziale della buona novella e nell'attività operosa per cooperare nella trasformazione dei sistemi e delle strutture di peccato in sistemi e strutture di grazia.64 Ed è anche una decisione di "scegliere di condividere la vita con coloro che camminano nella storia come 'minores', per dire a questi fratelli più con la vita che con le parole, una parola di speranza e di salvezza."65 Tale scelta è una naturale conseguenza della nostra promessa di povertà, con la quale ci siamo impegnati nella comunità di fratelli dell'Ordine mendicante e in relazione all'obbedienza verso Gesù Cristo, che viviamo anche nell'obbedienza verso i poveri e coloro in cui si riflette in modo particolare il volto del Signore.66

4. Elia e Maria, figure a cui ci ispiriamo

25. Tutto ciò che oggi desideriamo e vogliamo essere lo vediamo realizzato nella vita del profeta Elia e della Beata Vergine Maria. Essi infatti, ciascuno a suo modo, "avevano lo stesso spirito, (…) la stessa formazione, lo stesso maestro: lo Spirito Santo".67 Guardando a Maria e a Elia possiamo più facilmente comprendere, interiorizzare, vivere e annunciare la verità che libera.68

26. Elia è il profeta solitario, che conserva la sete dell'unico Dio e vive alla sua presenza.69 È un uomo di contemplazione, preso da ardente zelo per la sovranità di Dio,70 la cui "parola ardeva come una torcia".71 È un mistico, che dopo un lungo e faticoso viaggio impara a discernere nuovi segni della presenza di Dio.72 È un profeta che interviene nella vita del popolo, lotta contro i falsi idoli e riporta il popolo alla fedeltà al patto con l'unico Dio.73 È un profeta solidale con i poveri e gli emarginati e difende coloro che subiscono violenza e ingiustizia.74
Da Elia il carmelitano impara a essere uomo del deserto, dal cuore indiviso, che si pone totalmente davanti a Dio, completamente dedicato al servizio di Dio, un uomo che ha scelto Dio senza compromessi e arde per lui di zelo. Come Elia anche il carmelitano crede in Dio, si lascia guidare dallo Spirito e dalla Parola di Dio, accolta nel profondo del proprio cuore, per attestare la presenza di Dio nel mondo – permettendo a Dio di essere davvero Dio nella sua vita.75 E infine il carmelitano vede in Elia – associato al gruppo dei suoi discepoli profetici – il modello di una fraternità vissuta in comunità76 e impara insieme a lui a essere mediatore della tenerezza divina verso i poveri e gli umili.77

27. Maria, coperta dallo Spirito di Dio,78 è la vergine del nuovo cuore,79 che dà volto umano al Verbo che si fa carne.80 È la vergine dell'ascolto saggio e contemplativo, che conserva nel suo cuore gli eventi e le parole del Signore e riflette su di essi.81 È la discepola fedele della sapienza; la discepola che cerca Gesù – Sapienza di Dio – e il cui Spirito si lascia educare e plasmare, affinché così possa appropriarsi nel suo cuore dello stile di vita e delle scelte da fare.82 Formata in questo modo, è poi capace di riconoscere "le grandi cose" che Dio ha compiuto in lei per la salvezza dei poveri e degli umili.83
Maria, anche se è stata Madre del Signore, diventa la discepola perfetta, la donna della fede.84 Segue Gesù, viaggia insieme agli apostoli e condivide con loro un cammino difficile e impegnativo che richiede principalmente amore fraterno e servizio reciproco.85 Alla festa di nozze di Cana ci insegna a credere in suo Figlio;86 ai piedi della croce diventa madre di tutti i credenti87 e condivide con loro la gioia della resurrezione. Si unisce agli altri discepoli "nella preghiera assidua"88 e riceve le primizie dello Spirito, che riempie la prima comunità cristiana di ardore apostolico.
Maria porta a tutti gli uomini la gioiosa notizia di salvezza.89 È la donna che instaura relazioni non solo con il ristretto gruppo degli apostoli di Gesù, ma anche con gli altri: con Elisabetta, con gli sposi a Cana, con altre donne e con i "fratelli" di Gesù.90
Nella Vergine Maria, Madre di Dio e modello della Chiesa, i carmelitani trovano l'immagine perfetta di tutto ciò che desiderano e sperano di essere.91 Per questo Maria è sempre stata considerata la Patronessa dell'Ordine, è stata chiamata anche Madre e Ornamento dell'Ordine, e lei i carmelitani dovrebbero sempre avere davanti agli occhi e nel cuore come "Vergine Purissima". Quando la contempliamo e viviamo in intimità di vita spirituale con lei, impariamo a stare davanti a Dio e insieme come fratelli del Signore. Maria vive davvero in mezzo a noi come Madre e come Sorella, attenta ai nostri bisogni, e insieme a noi attende e spera, patisce e si rallegra.92
Il scapolare è segno dell'amore materno, costante e fermo di Maria verso i fratelli e le sorelle nel Carmelo.
Secondo la sua tradizione, principalmente dal XVI secolo, il Carmelo esprime la sollecitudine amorosa di Maria verso il popolo di Dio attraverso la devozione al scapolare. Il scapolare è segno di consacrazione a Maria, mezzo di associazione dei fedeli all'Ordine e strumento accessibile ed efficace di evangelizzazione.93

5. La famiglia del Carmelo

28. La diversità dei modi di vivere il carisma del Carmelo è per noi motivo di gioia. Essa conferma la fecondità creativa,94 che produce lo Spirito e desideriamo riceverla con gratitudine e discernimento.
Tutte le persone e le comunità, sia ufficiali che non ufficiali, che si ispirano alla regola di S. Alberto, alla sua tradizione e ai valori espressi nella spiritualità carmelitana, formano oggi nella Chiesa la famiglia carmelitana.95
A questa famiglia apparteniamo noi e i nostri fratelli della riforma teresiana, le sorelle dei due rami dell'Ordine, le congregazioni religiose associate, i terziordini nel mondo, gli istituti secolari, coloro che sono associati all'Ordine attraverso lo scapolare, coloro che per qualsiasi altro motivo o impegno si rallegrano di essere associati all'Ordine, e i movimenti che – anche se sotto il profilo giuridico non appartengono all'Ordine – cercano ispirazione e sostegno nella sua spiritualità, così come ogni uomo e donna che sono attratti dai valori vissuti nel Carmelo.

 

NOTE

(Poiché presupponiamo che le note siano utilizzate solo dai lettori più ferventi, ci fidiamo anche che sapranno interpretare le abbreviazioni usate. Oltre ai libri biblici, i riferimenti riguardano documenti del Concilio Vaticano II e della Santa Sede, la regola di S. Alberto (con l'uso della nuova numerazione dei capitoli – vedi rivista Carmelo n. 1/2000) e, in alcuni casi, anche fonti storiche o documenti interni all'Ordine, che tuttavia sono praticamente inaccessibili a noi.)