Non avere paura!

P. Giustino Zoppi, OCD

(Discorso pronunciato dal superiore provinciale della provincia genovese dei carmelitani scalzi in occasione della celebrazione dei voti perpetui della sorella Maria Sara dello Spirito Santo il 13 ottobre 2007 nella chiesa di San Benedetto a Hradčany.)

Cara sorella Sara,
dal testo sacro che è stato letto poco fa, emerge chiaramente e fortemente per tutti noi, ma in particolare per te in questo giorno di grazia, una parola, la parola di luce e forza: “Non avere paura!” (Durante la celebrazione si sono letti questi testi della Scrittura: Is 44,1–5; Sal 63; Fil 3,8–14 e Gv 15,9–17.)
Non sono io a dirlo, né la tua maestra novizia o la madre priora o l'intera comunità, né il tuo direttore spirituale. Te lo dice “Il Signore, il tuo creatore, che ti ha formato nel seno materno e ti aiuta: ‘Non avere paura, non temere’.”

Sì, perché la paura è uno strumento potente nelle mani del Nemico, Satana. È uno strumento con cui questo nemico fa del male a tutti i cristiani, ma in particolare a quelle persone che sono completamente e esclusivamente consacrate a Dio, perché sono proprio loro che suscitano in lui paura, una paura terribile, come ci insegna Teresa di Lisieux e ancora di più Teresa d'Avila.
La paura non proviene da Dio, poiché Dio non conosce paura; la paura proviene dal peccato: Adamo non obbedì a Dio, e così: “ho avuto paura,” dice, “e perciò mi sono nascosto.” Pertanto, la paura proviene da Satana, poiché è stato il primo a allontanarsi da Dio, e quando allontana anche le persone, genera in esse paura.
Usa la paura per dissuadere l'uomo che cerca il Signore, per indebolire il suo slancio, paralizzare le sue forze, spingerlo alla mediocrità, alla rassegnazione alla santità con la giustificazione che è umanamente irraggiungibile, o solo da pochi.

Tu, sorella Sara, chiamata dal Signore fin dal seno materno, al contrario, abbi il coraggio di desiderare la santità, abbi fiducia che puoi raggiungere le vette più alte, dove c'è solo libertà; non accontentarti di rimanere nelle nebbiose pianure del compromesso.
Ma qual è questa vetta, questo obiettivo? Ecco, quale obiettivo ti mostra il Signore, a te come cristiana, ma in particolare a te come carmelitana: “Rimanete nel mio amore. Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato. Nessuno ha un amore più grande di quello che dà la vita per i propri amici.”
Questa è la vetta del puro amore, del completo oblìo di sé: lì Dio aspetta la carmelitana!

Ma come potresti tu, noi, con tutto il peso della tua fragilità, avere il coraggio di amare come lui e di dare la vita, come lui l'ha data, se non ci dicesse lui stesso: “Non siete stati voi a scegliere me, ma io ho scelto voi e vi ho destinati a andare e a portare frutto”?
Eppure, lui ha detto proprio questo: io vi ho scelto e io vi ho destinati! E così, anche se giustamente non nutro fiducia nella mia instabilità, nella mia molteplice pigrizia, nel vecchio uomo in me, che, a quanto pare, non vorrà mai lasciarmi, devo essere capace di dire: ma, Signore, tu mi hai chiamato, tu mi hai destinato, tu ti sei impegnato per me: perciò andrò con fermezza fino alla fine. “Sulla tua parola getterò le reti.”

È la sua parola, solo la sua parola, che ci autorizza ad avere il coraggio di intraprendere il cammino dell'Amore con la A maiuscola. Non un amore fatto di dolci parole, non un amore astratto per Dio, con il quale l'uomo non si è mai realmente incontrato, o per un'umanità lontana, idealizzata, ma un amore solido, concreto nei confronti di persone concrete, che mi rivelano il Tuo Volto, spesso il Volto sofferente di Cristo.

Le tue sorelle sono il vero banco di prova della verità del tuo amore, cara sorella Sara, qui dovrai combattere la tua strenuante battaglia, qui ti assaliranno depressione, fuga, paura, per tentarti, farti cadere, e se possibile, per farti rinunciare definitivamente sotto la loro influenza.
Amare veramente non è mai facile: cercare nel amore il bene degli altri e non il proprio; amare oggi, domani e dopo domani e poi sempre; amare quando non siamo amati; amare persone scortesi; amare quando non ci sentiamo capaci di dare amore; tutto ciò appare come un'impresa molto ardua. Tuttavia, l'amore è così, o non è affatto.
Esiste un segreto del successo di questa impresa: non guardare semplicemente l'uomo – né te stesso né gli altri – ma guardare Cristo nell'uomo. Qui è possibile comprendere come la carmelitana, se vuole essere veramente chiamata contemplativa, debba vivere la fraternità!

Ingannati, uomo, se pensi di vedere Cristo nella preghiera, se non lo vedi nel fratello, nella sorella che hai accanto e che spesso nasconde molto bene il suo Volto!
E viceversa: tu, che sottovaluti l'incontro con Dio nel silenzio, come puoi pensare di costruire una vera fraternità, e non solo una vita insicura assieme, che immediatamente si romperà, non appena i nostri egoismi individuali non si accordano?

La carmelitana non sceglie tra Dio e l'uomo, tra la preghiera e il servizio, ma sceglie l'insegnamento dell'amore a Dio lasciandosi educare ogni giorno da Cristo, che la forma attraverso la sorella.
Cristo in te giorno dopo giorno scolpisce l'opera sublime dell'Amore, l'opera di santità, e ciò attraverso le sorelle. Come ha ben intuito Teresa d'Avila, quando fondava la sua opera!
Quando una sorella ti ammonisce, è lui che ti ammonisce.
Quando una sorella ti umilia, è lui che ti umilia.
Quando una sorella non ti ama, è Cristo che vuole donarti l'esperienza di com'è quando non è amato lui.
E quando una sorella ti ama, è di nuovo lui che umilia il tuo orgoglio, per aiutarti a scoprire quanto sei fragile e quanta amore hai bisogno.

Cara sorella Sara, è un ideale così irraggiungibile, utopistico?
Certo, se guardiamo alla concreta realtà delle nostre comunità, allo sforzo che sicuramente dovrai compiere anche tu ogni giorno per unire preghiera e amore fraterno, allora la distanza tra le parole e gli eventi ti può sembrare incolmabile.
Eppure, ascolta cosa ci ha detto poco fa san Paolo: “Non che io abbia già ricevuto o sia già perfetto; ma prosseguo, cercando di afferrare quello per cui anch'io sono stato afferrato da Cristo...“
Ecco, questa è la parola che piace tanto al nostro maestro: “cercando di afferrare...”. Dio non guarda il risultato, ma legge nei cuori il desiderio di bene, e questo gli basta. “Cercate di entrare per la porta stretta...”

Sii coraggiosa, sorella Sara, e oggi con i tuoi celebri voti dì a Gesù con tutta la tua forza che vuoi entrare nella porta stretta che conduce alla perfezione:
Entra senza esitazione e non pensare a ciò che ti aspetta;
lasciati prendere per mano da santa Teresa, dai nostri santi, dalle tue sorelle;
e ascolta il tuo amato Sposo, che ti sussurra:
“Non avere paura, ti ho chiamato già dal seno materno; ti aiuto.” Amen.