Ascoltare nel silenzio e agire.

San Giuseppe come "santo carmelitano"

P. Vojtěch di Santa Edvige, OCD

Nel convento dell'Incarnazione ad Avila (più precisamente, oggi nel museo conventuale) si trova una statua di san Giuseppe, chiamata San José, el Parlero ("San Giuseppe il Chiacchierone"). Da dove deriva questa denominazione?

Quando Teresa d'Avila divenne nel 1572, contro la volontà di molte monache locali, priora, portò con sé questa statua. Nel coro la posizionò al posto della vicaria (mentre al posto della priora collocò un'altra statua - quella della Madonna). E poiché santa Teresa venerava apertamente il Patrifondatore e allo stesso tempo "in modo misterioso" sapeva tutto ciò che accadeva nel convento, le sorelle dedussero che fosse proprio questo santo a comunicarle sempre tutto. Inoltre: la statua in questione ha orecchie piuttosto grandi e una bocca leggermente aperta, quindi dà davvero l'impressione di ascoltare tutto e di riferirlo immediatamente!

È uno di quei simpatici "fiori" che popolano le vite di tutti i santi. Ma quando vogliamo riflettere seriamente sulla figura di san Giuseppe, dobbiamo constatare che in quel poco che ci dicono i Vangeli, il Patrifondatore di Cristo fa un'impressione del tutto diversa.

È innanzitutto il Vangelo di Matteo che parla di Giuseppe, e sebbene lo faccia in modo davvero molto conciso (cfr. Mt 1,18–2,23), si può dire senza esagerare che ci offre i tratti essenziali della "spiritualità di Giuseppe": ossia l'arte di ascoltare nel silenzio e di agire. Quando Giuseppe scopre che Maria è in stato interessante e desidera ripudiarla segretamente (cosa che era sicuramente un'intenzione ben intenzionata, ma troppo umana), l'angelo lo esorta in sogno ad accoglierla, e lui lo fa (cfr. 1,18–14). Questo schema (situazione - istruzione dell'angelo - adempimento del comando) si ripete poi altre due volte: i congiuramenti di Erode vengono frustrati dall'apparizione dell'angelo in sogno, dopo la quale segue la fuga della Santa Famiglia in Egitto (2,13–15), e dopo la morte di Erode Giuseppe torna con Maria e Gesù in Israele sempre seguendo l'istruzione dell'angelo in sogno (2,19–23).

Giuseppe, secondo il racconto di Matteo, agisce sempre in questo modo: ha il suo proposito e piano, ma sotto l'influsso della "istruzione divina", che gli viene data in sogno, compie qualcosa di completamente diverso! Giuseppe quindi prima riflette, ma poi ascolta Dio e infine agisce! Quando si medita su questi testi (e in particolare sulle attitudini di Giuseppe), fa davvero un'impressione molto forte, e ciò che emerge soprattutto è l'ubbidienza e la disponibilità di Giuseppe.

Tuttavia, non può essere interpretato come una mancanza di attività o iniziativa personale. San Giuseppe non è affatto un "mangia mosche" e nemmeno un "dove mi mettete, lì vado"! Al contrario, ha il suo piano ben pensato e desidera realizzarlo (1,19n.).

Ma è anche recettivo alla voce di Dio e disposto ad agire secondo essa. Appena sa quello di cui ha bisogno, non discute e agisce! In questo può essere un enorme esempio per tutti i credenti, in modo particolare per la comunità del Carmelo. Infatti, se tutti i cristiani sono realmente chiamati ad ascoltare la voce di Dio e ad agire secondo di essa (come si dice: realizzare la volontà di Dio), per il Carmelo questo è qualcosa di tipico! Si tratta infatti di una spiritualità di contemplazione, che implica inevitabilmente l'ascolto nel silenzio, una totale e quanto più possibile perfetta attenzione verso Dio, ma anche l'azione (quei "fatti, fatti" che devono nascere dalla contemplazione, come scrive santa Teresa; cfr. 7H 4,6). Si tratta quindi del callar y obrar ("tacere e agire") di san Giovanni della Croce (cfr. K 8). E proprio in questo modo è san Giuseppe secondo il Vangelo di Matteo!

Ma torniamo al "San Giuseppe il Chiacchierone" di Avila. Santa Teresa lo venerava non perché le riferisse ciò che le monache facevano male, ma perché grazie alla sua intercessione fu guarita da una grave malattia (cfr. Sal 5,9–6,8), perché fu lui a ottenere per lei la grazia della conversione (cfr. Sal 6,6; R 30) e perché divenne (per decisione di Gesù) patrono del primo convento e dell'intera nascente riforma (cfr. Sal 32,11).

E san Giuseppe stesso? Sì, ha orecchie piuttosto grandi, ma non per "spiare" e cercare di scoprire cosa non fanno le monache come dovrebbero, per riferirlo poi a caldo a suor Teresa, ma perché ascolti ciò che Dio gli dice! E cosa dire della sua bocca leggermente aperta? Direi che è per l'ammirazione verso le grandi cose che Dio compie e delle quali lui stesso è testimone!