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Maria Maddalena de' Pazzi (1566–1607)
Ispirazione per la nostra vita spirituale

Il 2 aprile di quest'anno abbiamo celebrato il 450° anniversario della nascita di Santa Maria Maddalena de' Pazzi, carmelitana fiorentina (della branchia originaria non riformata, O.Carm.), santa e mistica. Così abbiamo dato inizio al suo anno giubilare sul Carmelo – un anno che offre la possibilità di ottenere indulgenze plenarie nelle chiese e cappelle carmelitane; un anno che durerà fino al 25 maggio 2017 (quando ricorderemo il 410° anniversario della sua morte).

Vorrei avvicinarvi sia alla vita di Maria sia al suo carisma personale, poiché rispetto alla sua contemporanea spagnola – Teresa d’Avila, di 51 anni più grande – o a Teresa di Lisieux o a Elisabetta della Trinità, è relativamente poco conosciuta.

Voglio anche tentare un tipo di aggiornamento per noi e per la nostra vita spirituale. Maria Maddalena è una santa con cui non è facile avere a che fare. È una santa che non può essere imitata in come vissuto la sua vita con Dio. E ciò non solo a causa del diverso contesto storico, ma soprattutto perché era veramente dotata di una straordinaria esperienza mistica. Noi viviamo la nostra vita di fede generalmente in modo diverso. Tuttavia, è certo che anche se non tutti i cristiani (e nemmeno tutti i santi, pensiamo a Teresa di Lisieux) sono chiamati a diventare mistici, chiunque lo desideri può attingere dall'esperienza dei mistici per ravvivare e approfondire la propria fede. In questo senso, nessun autentico mistico è un mistico solo per se stesso, ma per gli altri.

Origine

Maria Maddalena nacque il 2 aprile 1566 a Firenze da Maria e Camillo e al battesimo le fu dato il nome Caterina. La famiglia fiorentina de' Pazzi era tra le più antiche e rispettate della città. I genitori erano non solo molto devoti, ma anche persone di formazione religiosa, e la famiglia era spiritualmente curata dai gesuiti fiorentini. In questo ambiente, la piccola Caterina sviluppò naturalmente una sensibilità per le cose religiose e spirituali: "Mamma, tu profumi di Gesù!" diceva alla madre che tornava dalla comunione. A nove anni (istruita dal confessore di famiglia) inizia a praticare la preghiera contemplativa, a dieci (alla festa dell’Annunciazione nel 1576) riceve per la prima volta la comunione e solo tre settimane dopo (il Giovedì Santo) pronuncia – per tutta la vita – il voto di verginità. Quando, all'età di dodici anni, medita sul Credo di Atanasio (la verità sulla Santissima Trinità occupa un posto importante), sperimenta in presenza della madre la prima estasi. Un'altra estasi molto forte arriva due anni dopo nella festa dell'Ascensione del Signore. In quel periodo, Caterina soggiornava nel convento delle suore maltesi, dove era stata inviata dai genitori per essere educata e dove si occupava di lei la sua zia religiosa. Sebbene in questa casa la vita comune non fosse probabilmente ben vissuta e neppure l'osservanza della regola, in Caterina matura il desiderio e la vocazione di diventare anche lei religiosa. Considera di entrare tra le domenicane o le cappuccine di Firenze, che l'attiravano con la loro severa clausura e povertà. Alla fine, però, sceglie il convento carmelitano di Santa Maria degli Angeli, dove si poneva grande enfasi sulla vita comune e, soprattutto, dove le suore avevano il privilegio di ricevere l'eucaristia ogni giorno. Così, all'età di sedici anni, entra il 27 novembre 1582 e il 30 gennaio 1583 riceve l'abito religioso e il nome di Maria Maddalena.

Nel convento

La grande maturità interiore con cui entra nel convento è testimoniata in modo eloquente dalla sua relazione con la preghiera. Nel periodo in cui viveva con le suore maltesi, meditava per almeno due ore al giorno, ma spesso la sua meditazione si prolungava anche fino al doppio. Nel convento delle carmelitane, invece, erano stati riservati solo 20-30 minuti al mattino e 15 minuti la sera per la preghiera contemplativa, e cioè come un silenzioso seguito della liturgia (messa, breviario). Quando, prima della sua vestizione, le fu chiesto se avrebbe sofferto per questo, rispose: "Penso che tutte le attività che si svolgono nell'ordine siano una continua preghiera, perché tutte vengono eseguite in obbedienza." Vediamo che la preghiera – anche quella lunga, di quattro ore – non era per lei solo una questione di inclinazione, ma soprattutto di obbedienza. E lo stesso vale sicuramente anche per la nostra preghiera: il nostro compito non è pregare a lungo né pregare brevemente, ma pregare in obbedienza, pregare come lo Spirito ci guida alla preghiera.

Il noviziato di Maria si svolge con un'altra sorella che inizia tre mesi dopo. Affinché potessero pronunciare i voti insieme, dopo un anno la madre priora decide che la data dei voti di Maria venga posticipata di tre mesi. Maria accettò questa decisione, ma predisse che comunque avrebbe pronunciato i voti da sola. E così fu. All'inizio di marzo del 1584, si ammalò gravemente. La tosse di sangue e forti dolori al petto erano accompagnati da alta febbre. Anche se il padre, con il permesso della priora, chiamò quattro delle più grandi capacità mediche fiorentine, la malattia si aggravava rapidamente. In preda alla paura per la sua vita, le fu permesso di emettere i voti prima del previsto, il 27 maggio 1584, sul letto d'ospedale, dove la portarono davanti all'altare di Santa Maria.

Vita mistica

Tuttavia, "sorella morte" non si presentò, invece per Maria Maddalena iniziò il giorno dei voti un periodo di quaranta giorni di estasi intense. Ogni giorno, dopo la comunione, cadeva in estasi per due o tre ore. Esperiva l'unione con Dio, aveva visioni, il Signore le parlava. Simbolicamente, sperimentò lo scambio tra il suo cuore e quello di Gesù, ricevendo stigmate invisibili. Il confessore ordinò alle sorelle di annotare tutte queste manifestazioni. Inizialmente per distinguerle, poi, quando divenne convinto che si trattasse di autentiche grazie, affinché questa ricchezza fosse conservata. Maria parlava spesso di questioni teologiche complesse, del mistero della Santissima Trinità. Colei che aveva difficoltà a recitare in coro correttamente il breviario in latino, durante le estasi parlava a volte il linguaggio della Chiesa – fluentemente e senza errori.

Le estasi di Maria si svolgevano in modi molto diversi. A volte rimaneva rigida e immobile, altre volte sembrava dormire. Il suo volto rifletteva il tema dell'esperienza estatica, rispecchiando la bellezza o la sofferenza vissuta. Una volta, in inverno, visse un'estasi di questo tipo mentre lavava la biancheria. Le sorelle dovettero prima sciogliere il ghiaccio con acqua calda per liberarla da una bacinella congelata.
Altre volte, in estasi, danzava, correva per il convento e gridava: "Amore, amore, amate l'Amore ... L'Amore non è amato". Nonostante, anche in luoghi dove normalmente ci si rallenta – nei corridoi stretti e tortuosi o sulle scale – si muoveva con estrema agilità e leggerezza. Quando parla poi dello Spirito Santo e dice di Lui: "immobile, eppure movimento...", non parla per speculazione, ma per esperienza.
Nella festa di Maria Maddalena de' Pazzi, nella liturgia carmelitana si legge il Vangelo di Maria che siede ai piedi di Gesù e Marta che serve (Luca 10,38–42). Spesso, in Maria Maddalena, si intrecciano le due sorelle. A volte, durante l'estasi, non cessava dal lavoro, continuava in modo ordinario eppure i risultati del lavoro erano migliori che nelle "normali" circostanze. Anche le sorelle la mettevano alla prova in vari modi: le bendavano gli occhi o spegnevano la luce per vedere se nella sua attività estatica si aiutava con la vista naturale. E si meravigliavano di scoprire che Maria – non turbata e inalterabile – continuava a dipingere, ricamare o eseguire qualche altra attività manuale. L'unico stimolo a cui reagiva durante le estasi era la voce delle superiori. Quando le ordinavano di tornare, obbediva immediatamente.

Il culmine della grazia mistica di Maria Maddalena fu l'ottava di Pentecoste nel 1585, quando dalla vigilia di Pentecoste dell'8 giugno per otto giorni rimase in estasi giorno e notte, tranne per circa due ore al giorno, quando pregava il breviario e mangiava poco. In questi giorni, sempre intorno alla "terza" (nona ora), viveva in vari modi e varianti lo Spirito Santo, e perciò può parlare di Lui per esperienza: "E questo Spirito, dispensatore dei tesori custoditi nel cuore del Padre (...) penetra nell'anima con tanta delicatezza che spesso non viene neanche avvertito... e che solo poche persone riconoscono la Sua vera grandezza... Potente e leggero, lo Spirito entra in tutti i luoghi che sono pronti e preparati ad accoglierlo. Ogni orecchio risuona con la Sua parola di ritorno e il suo più profondo silenzio. Immobile, eppure movimento, per l'onda d'amore tutto penetra."

Subito dopo questi felici giorni "sulla montagna Tabor", per Maria inizia un periodo di grande sofferenza, un periodo che lei stessa chiama – ispirandosi al racconto del libro del profeta Daniele – "nella fossa dei leoni". Anche adesso Maria vive estasi, ma non sono più fonte di consolazione spirituale per lei. In seguito, ella dovrà affrontare pesanti tentazioni di incredulità, disperazione, abbandono della vita religiosa, aridità, sofferenza fisica (malattie inspiegabili) e spirituale. È perseguitata da sentimenti di rifiuto e tentazioni di suicidio. "O mio Dio, dove è il sole della Tua grazia? Sembra che sia scomparso per me. La Tua bontà e amore si sono completamente allontanate da me. Sono abbandonata come un corpo senza arti, che non riesce ad aiutarsi. Sono come un albero secco... Sono nulla altro che un abisso di malvagità. Sono colpevole di ogni male e di ogni peccato commesso contro Dio, al punto che spesso non riesco a capire come Gesù e le persone posso sopportarmi sulla terra."
Gesù prepara Maria a questo periodo, dicendole che "si comporta come una madre che nutre il suo bambino al seno; e quando successivamente lo svezzano, non vuol dire che non sia più suo bambino e che non lo ami; al contrario, ora il bambino può agire indipendentemente!”
Dopo un anno di gravi prove, Maria viene chiamata all'opera di rinnovamento della Chiesa, che cerca di attuare le riforme emerse dal Concilio di Trento. Per le azioni concrete sprona papa Sisto V e i cardinali della curia, quando nel luglio del 1586 dettò in estasi le sue lettere. L'arcivescovo fiorentino Alessandro de' Medici fu invitato a visitarla. Tra l'altro, profetizzò a lui (così come a Filippo Neri), che sarebbe diventato papa per un breve periodo (cosa che si realizzò – rimase in carica solo 26 giorni). Dopo la visita, Alessandro dichiarò: "Questa figlia ha davvero parlato in nome dello Spirito Santo".

A Pentecoste nel 1590, la sua "fossa dei leoni" si trasforma di nuovo in anni di pace. Maria serve come sacrestana e partecipa alla formazione delle sorelle più giovani. Cinque anni dopo (nel 1595) chiede a Gesù di vivere "una sofferenza nuda", come quella che Lui provò sulla croce. Vuole assomigliargli in tutto. Tuttavia, anche gli anni successivi scorrono senza prove drammatiche. Nel 1598, Maria viene nominata maestra delle novizie. Grazie alle novizie, che annotano con zelo le sue estasi, ma anche le sue riflessioni, consigli e insegnamenti, ci sono giunti ben sette volumi delle sue dichiarazioni. Nel 1604, Maria diventa vice-priora e superiora delle junior, ma queste funzioni – a causa della tubercolosi – non possono essere esercitate praticamente. Nel luglio del 1604, vive la sua ultima estasi e lentamente entra in un periodo di tre anni di sofferenza, che lei pregava al Signore. Le esperienze soprannaturali cessano, Maria perde anche la capacità naturale di meditare. La tubercolosi colpisce le sue ossa e provoca insopportabili dolori alla testa e ai denti.

Morte

Il 25 maggio 1607, Maria muore. Il suo confessore riceve notizia dell'agonia di Maria proprio mentre celebra la messa. Le manda quindi a dire di aspettare finché non possa portarle la comunione dopo la messa. Maria risponde "Benedictus Deus" (nel senso di "Grazie a Dio!") e muore obbedientemente mezz'ora dopo che il confessore se ne andò.

Riepilogo e aggiornamento

Se dovessimo caratterizzare brevemente la personalità di Maria Maddalena de' Pazzi, la definiremmo probabilmente come "mistica"; o – per essere più precisi – "mistica cristiana autentica", poiché ciò che sperimentava, comprendeva e raccontava, la Chiesa lo ha distinto come una "straordinaria modalità di vivere" il mistero della redenzione, come lo comprende, lo accoglie e vi crede la Chiesa cattolica.
Maria Maddalena sembra "vivere con tutti i sensi" (esterni ed interni) ciò che noi tocchiamo con la fede. Queste esperienze non arrivavano solo "di tanto in tanto", sporadicamente. Arrivavano molto spesso e duravano a lungo. Si diceva di lei che: "ha trascorso buona parte del suo pellegrinaggio terreno... al di fuori della terra", il che è probabilmente esagerato, ma esprime bene che anche tra le persone dotate misticamente, lei in qualche modo spicca.

A cosa serve che alcune persone siano dotate misticamente? Perché succedono tali cose? Così potrebbe chiedere una persona che ragiona in modo razionale e un cristiano dei nostri tempi! Quando mi pongo domande simili, mi vengono in mente alcuni – certamente non risposte – (piuttosto) orientamenti.

Innanzitutto, va detto che Maria Maddalena era "figlia del suo tempo". Il suo tempo contemplava esperienze simili in persone che si dedicavano a Dio e in cui Dio trovava piacere. Anzi, di più: tali esperienze venivano considerate come conferma della loro santità personale (se erano discriminate come autentiche) e anche come conferma della veridicità della loro missione.
A questo riguardo, è simpatico come Dio si adatti all'uomo di ogni epoca e cultura. Questo lo vediamo già sulle pagine della Scrittura! Affinché la Pentecoste potesse essere vista dagli apostoli come uno dei vertici dell'opera redentiva di Gesù, non bastava che il Signore soffiasse su di loro dopo la resurrezione e così passasse loro lo Spirito Santo, era necessaria un'epifania veterotestamentaria con tutti i suoi "effetti collaterali", come leggiamo negli Atti degli Apostoli (At 2,1–13).
In ogni modo, il Signore si adatta anche a noi oggi! Ogni giorno cerca un modo per parlare con noi, affinché possiamo comprendere e rendere conto che è Lui che ci parla, che ci accompagna, che veglia su di noi.

Per quanto riguarda la vita mistica di Maria Maddalena de’ Pazzi, forse la risposta più appropriata a ogni "perché?" potrebbe essere la parola di Gesù: "Sì, Padre, così ti è piaciuto" (cfr. Mt 11,26). A Dio è piaciuto guidare Maria lungo questo cammino, e perciò la vita mistica è stata per lei "cucita su misura". Era espressione di un amore di Dio personale, unico, condiviso in modo quasi prodigioso con lei.
Rispetto alla missione che Dio le ha affidato per noi, si trattava di "una misura colma, pigiata", di "un calice che trabocca", poiché questo amore traboccante non doveva rimanere nascosto nel cuore di Maria, non doveva rimanere un mistero tra lei e il suo Dio/Sposo, ma grazie alle testimonianze registrate doveva essere rivelato, quasi "scoperto" anche a noi.

Maria Maddalena non viveva la sua (vita religiosa) per se stessa. Non la viveva nemmeno solo per il convento delle carmelitane fiorentine. La viveva per la Chiesa. La viveva specialmente per la Chiesa del suo tempo – abbiamo parlato delle lettere in cui esortava al rinnovamento di tutti gli ordini della Chiesa dell'epoca. Anche oggi vive (e vive!) per la nostra Chiesa contemporanea, come testimonia la proclamazione dell'anno giubilare in occasione del 450° anniversario della sua nascita! Le sue preghiere, sofferenze e prove che ha offerto per la Chiesa mentre viveva sulla terra, così come le sue preghiere, intercessioni e adorazione trasformate e amplificate entrando nel Regno di Dio appartengono alla categoria dei "frutti che rimangono" (cfr. Giovanni 15,16).

Lo stesso vale per le esperienze mistiche di Maria: anch'esse rimangono vive e possono rinfrescare e rinnovare la nostra vita di fede; possono aiutare ad approfondire e rafforzare il mio rapporto personale con Dio.
Sì, la vita mistica di Maria ci testimonia soprattutto dell'INTIMITÀ DELL'AMORE con cui Dio si avvicina a noi; dell'intimità dell'amore a cui ci invita – certamente ognuno in modo diverso, poiché l'amore ha molte forme – ma senza eccezione per ciascuno di noi. "Non vi chiamo più servitori, ma vi ho chiamati amici" – dice Gesù (cfr. Giovanni 15,15). La "Canzone dei Canti" biblica non è riservata solo a certi tipi di cristiani, l'amore intimo è il patrimonio di tutti i cittadini del Regno di Dio, sarà il nostro patrimonio, sarà il mio personale patrimonio.

Infine

In conclusione, permettetemi di citare un testo simpatico proprio sull'intimità dell'amore tra Gesù e Maria Maddalena; un amore che si esprime anche in reciproci "gioco"; un amore che è audace e può essere audace, persino impaziente, perché il suo unico scopo è quello di amarsi di più:

Appena mi sono avvicinata alla santa comunione, ho visto Gesù. Era traboccante d'amore e sembrava che avesse voglia di scherzare con me. Ha cominciato con me una conversazione innamorata e mi ha parlato inizialmente dolcemente: "Ti ho chiamata – e non mi hai risposto".
Io mi sono difesa: "Ti cercavo e non ti ho trovato".
Mi disse di nuovo: "Ti ho chiamata, columba mia, e tu non mi hai risposto".
E io risposi: "Ti cercavo, mio Diletto. Ti desideravo, mio Diletto. Ti amavo, mio Amore. Ti cercavo, veramente ti cercavo, mio Diletto, ma non ti ho trovato".
Ma Gesù, Amore, Colui che chiamo sempre Amore, insistentemente ripeteva: "Dove sei, mia sposa, io ti ho chiamata con insistenza e tu non mi hai risposto!"
Io, però, non mi sono lasciata: "Io ti ho cercato con insistenza e tu non ti sei fatto trovare, mio amato!"
Gesù, Amore, dichiarò: "Sai perché non mi hai trovato? Perché non hai cercato con sufficiente insistenza".
Aggiunsi: "Sai, Amore, perché non ti ho risposto? Perché non hai chiamato abbastanza forte affinché io ti udisse".
Gesù, Amore, insistette: "Cercami senza sosta, mia sposa, e mi troverai".
Io risposi: "Grida forte e ti sentirò".
Allora Gesù esclamò, Amore: "Ora spetta a te, a te, che mi cerchi!"
E io, già impaziente d'amore, esplosi: "Aspetta, Amore, sai bene che hai detto che chi ha di più, deve dare di più. E siccome tu hai più di me, devi dare tu. Sai bene che sei più potente, più ricco e più forte di me, e sai anche che ami più di me. Dici di essere la Verità; ma se hai parlato in questo modo, Amore, hai detto la verità, e se sono così, ora tocca a te, a te, Amore, perché sei più potente e più forte di me. Chiamami così forte che io possa sentire la tua voce!"
E Lui subito iniziò a dire: "Vieni, vieni, columbina mia, mia bella, vieni". E mi unì tutto a Sé e in questo modo uniti parlammo dolcemente – come amici intimi – e non riuscirei a esprimere nemmeno la più piccola delle cose. E quando riposai unita a Lui, felice, esclamai: Adesso ti ho trovato, mio Amore, ora sono così soddisfatta di essere unita a te, Amore!!!

(Trascrizione della conferenza di P. Norberto Žuška, O.Carm.,
che si è svolta alla riunione nazionale dei terziari del Carmelo
nel giugno 2016 a Kostelní Vydří; redazionale modificato)