Questa immagine si trova nel Rituale romanum (nell'edizione del 1937 a Ratisbona) nell'intestazione della parte del libro contenente il rito della sacra unzione degli infermi e le preghiere con e per i malati e i morenti. Artisticamente, è evidente il suo carattere neoromanico. Per comprendere la scena raffigurata, nostro P. Girolamo conosceva la chiave (forse grazie all'educazione cappuccina e alla tradizione nella sua parrocchia natale). E poi era sufficiente prendere in mano il libro Legenda aurea e sfogliare la festa della Trovamento della Santa Croce:
"Giuda (un giudeo giusto ai tempi di santa Elena) si alzò allora le vesti, iniziò a scavare con tutte le sue forze e, a una profondità di venti passi, trovò tre croci. Le portò subito dalla regina (vale a dire, santa Elena). Tuttavia, non riuscendo a distinguere la croce di Cristo da quelle dei malfattori, le espose nel mezzo della città e attesero la gloria di Dio. Ed ecco, quando intorno alla nona ora fu portato su una barella un giovane morto, Giuda fermò la barella e mise sulla cadavere una croce, poi un'altra, ma il morto non si risvegliava. Quando però mise la terza croce, il defunto tornò subito in vita.
Nella Storia della Chiesa si legge però che quando una delle donne più in vista della città giaceva ormai semimorta, il vescovo di Gerusalemme Macario le pose prima una e poi l'altra croce, ma non ebbe successo; poi però pose la terza croce e la donna si ristabilì immediatamente e si alzò con gli occhi aperti. Ambrogio afferma però che Elena riconobbe la vera croce dal cartello che Pilato fece attaccare; si dice che trovò e lesse quel cartello." (Jacopo da Voragine, Legenda aurea, Vyšehrad, Praga 1984, p. 180.) E questo vale sicuramente anche per noi e per ognuno: "il tocco della croce di Cristo" risuscita, guarisce, apre la vista...