Il cammino della fede

Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)

Nel mio essere incontro un essere altro, che non è mio, ma è sostegno e fondamento del mio essere, che non ha sostegno né fondamento. In questo fondamento del mio essere, su cui stessa incontro dentro di me, posso giungere a riconoscere l'essere eterno.

Una via è la via della fede: Quando Dio si rivela come Colui che è, come Creatore e Preservatore, e quando il Salvatore dice: "Chi crede nel Figlio ha vita eterna" (Giovanni 3,36), queste sono risposte chiare all'enigmatica domanda del mio stesso essere. E quando mi comunica tramite il profeta che sta accanto a me più fedelmente di un padre e di una madre,1 addirittura che è l'Amore stesso, allora comprendo quanto sia "razionale" la mia fiducia nel braccio che mi sostiene e quanto sia stolto ogni timore di cadere nel nulla – se non mi sfilo io stessa da quella mano protettiva.

Il cammino della fede non è un cammino di conoscenza filosofica. È la risposta di un altro mondo alla domanda che la conoscenza pone. La conoscenza filosofica ha il suo cammino. È un cammino di pensiero deduttivo e dimostrativo e per questa via si procede alla dimostrazione di Dio [...] Il pensiero dimostrativo crea concetti pregnanti, ma nemmeno questi sono in grado di afferrare Colui che è Inafferrabile, anzi ci allontanano da Lui, come avviene per tutto ciò che è astratto.

Più della via del pensiero filosofico, ci dà la via della fede: un Dio personalmente vicino, un Dio amorevole e misericordioso, e una certezza che non ha alcuna conoscenza naturale. Tuttavia, il cammino della fede è un cammino scuro. Dio stesso riduce il suo linguaggio a misura umana, per rendere ciò che è inafferrabile più afferrabile per noi.

(Dall'originale tedesco Endliches und ewiges Sein, Freiburg 1959, pp. 57-58, tradotto da Vratislav Jiljí Slezák.)