P. Gorazd Cetkovský, O.Carm.
Il pellegrinaggio delle reliquie dei genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino e della Santa Faccia per la Repubblica Ceca e la Moravia, organizzato dai fratelli e sorelle del Carmelo Scalzo, è stata un'importante avvenimento spirituale per tutte le nostre comunità. La nostra rivista certamente non si propone di essere una cronaca degli eventi nella famiglia del Carmelo qui da noi. Tuttavia, involontariamente è in parte una cronaca. E ora mi dichiaro a riguardo “consapevolmente e volontariamente” e, con almeno una bozza delle riflessioni che ho condiviso nell'omelia durante la Messa il 24 giugno di quest'anno nella chiesa di San Benedetto a Praga, desidero preservare in modo duraturo l'atmosfera intensa di quei momenti.
La selezione dei testi biblici e il formulario della Messa in onore dei beati Luigi e Zelia Martin ci invitano a vedere in essi un modello di coniugi e famiglie cristiane. Questo ci offre principalmente l'opportunità:
- di ringraziare per i genitori e le famiglie – le nostre, quelle dei nostri amici, in particolare per quelle che in qualsiasi modo ci hanno fornito sostegno,
- di pregare per i genitori e per le famiglie – le nostre, quelle dei nostri conoscenti intorno a noi, per coloro di cui sappiamo che in questo momento hanno un grande bisogno di preghiera, per quelli per cui preghiamo da tempo... Questo sarà ricordato specialmente nelle intercessioni durante questo servizio liturgico.
Ma non siamo qui solo come coniugi e l'eredità dei beati Luigi e Zelia Martin è più ampia: sono un esempio di fedeltà e di dedizione nella vocazione accettata, qualunque essa sia. Inizialmente entrambi pensavano a una vita religiosa. Ma quando alla fine hanno deciso di sposarsi e hanno avuto dei figli, hanno intrapreso questo cammino appieno... Questo è un esempio per i coniugi così come per noi sacerdoti, religiosi e religiose. Un esempio molto prezioso, perché spesso ci raggiunge la tentazione di guardare indietro, lamentarci, ridurre la verità che la vocazione di ciascuno di noi richiede.
Luigi e Zelia, nel mezzo della Francia di allora, che in nessun modo era devota come i tempi delle nostre nonne, come ce li immaginiamo, vivevano indubbiamente una vita cristiana. Così conducevano la loro vita familiare e educavano i loro figli. Non per tradizione, non con una mentalità di minaccia o di ghetto, non in modo dimostrativo, ma per fede viva, per amore a Dio e per il desiderio di essere santi. E che non si sentivano progrediti in questo, lo attestano le parole di Zelia, che in una lettera scrive di sé: “C'è ancora molto da raschiare e il legno è duro come la pietra.”1
Sull'esempio che ci hanno dato i beati Luigi e Zelia potremmo riflettere ulteriormente. Ma voglio concentrare la mia attenzione in un'altra direzione. L'anno prossimo sarà esattamente seicento anni da quando il Maestro Girolamo di Praga, con i suoi seguaci, irruppe nella chiesa di Santa Maria della Neve, presso il primo convento dei carmelitani qui a Praga, distrusse i reliquiari e sparse le reliquie dei santi sul pavimento e vi posò i piedi sopra... E noi, nel mezzo della Praga di oggi, accogliamo le reliquie dei nuovi beati e ci accalcamo attorno a loro. Perché lo facciamo?
Mi è successo alcuni anni fa – e mi torna in mente proprio in relazione a questo nostro servizio liturgico di oggi – che in una comunità giovanile ho proposto di visitare insieme la tomba di una persona significativa. E mi sono trovato di fronte a un'incomprensione totale. “Tomba?” mi chiedevano questi giovani con espressione incredula e con una certa irritazione. Non ero sufficientemente presente a me stesso in quel momento per rispondere in modo convincente a una domanda inaspettata.
Oggi direi: è naturale che desideriamo la presenza e la vicinanza di coloro che stimiamo e amiamo. Le reliquie sono per noi un segno di questa vicinanza dei santi (le loro anime sono presso Dio) e della presenza di Dio stesso (essi erano un tempio, riempito del suo Spirito). Fin dai tempi dei martiri cristiani, le tombe dei santi sono diventate la base degli altari (in seguito, le reliquie dei santi sono state inserite negli altari). Questo suggerisce: alla loro santità Egli, Cristo, ha dato forza, e qui durante il servizio liturgico dona forza anche a noi...
Anche le reliquie dei beati Luigi e Zelia Martin saranno certamente richieste in futuro per questo scopo: per le chiese forse in Polonia, forse in Africa o nelle Filippine. Anche la loro vita punta a Cristo, alla sua santità, alla sua forza di trasformare la vita dell'uomo e della famiglia, dando loro straordinaria fecondità... Non so a quali irregolarità riguardo al culto delle reliquie il Maestro Girolamo di Praga ha reagito, ma non dobbiamo temere che la nostra giusta venerazione per le reliquie dei santi possa portarci ad allontanarci dalla ferma fede in Cristo.
Sviluppare completamente l'ultima riflessione che voglio presentarvi è oltre le mie forze, ma voi mi aiuterete e ognuno di noi può già riflettere autonomamente. Chiediamoci e cerchiamo ispirazione: come avrebbe vissuto una celebrazione come quella a cui stiamo partecipando (la visita delle reliquie di due santi) Teresa? Sia che si trovasse da Carmelitana dietro le sbarre del convento, sia come ragazza adolescente con capelli bellissimi in mezzo alla folla in chiesa.
Da parte mia, mi permetto di ipotizzare che lei l'avrebbe vissuta
- con una fede entusiasta: che Dio è vicino ed è grande nei suoi santi!
- con vigilanza: che questo è un tempo di grazia e Dio vuole usarlo per benedirci, per parlarci in qualche modo, per indicarci la strada,
- con umiltà: consapevole che Dio può servisi anche di cose molto piccole e semplici, come i resti mortali dei suoi amici e il nostro avvicinamento a loro con preghiera,
- con obbedienza, perché anche un tempo di grazia come questo può “andare” completamente diversamente da quanto immaginiamo e ci aspettiamo,
- con grande amore e tenerezza: vale a dire con un'apertura per il Dio che ama e con una bramosa disponibilità a dargli il nostro amore.
Lo sguardo di Teresa, in questo incontro spirituale con i suoi genitori, alla fine ci riempie di gioiosa gratitudine. Perché il Vangelo è sempre vivo e vitale. E Dio ci guida tutti con cura e tenerezza verso il cielo, indipendentemente dal secolo in cui viviamo.