Antologia di pensieri dagli scritti di P. Giovanni Brenninger, O.Carm. – 1ª parte
Il 25 novembre 2006 ricorrerà il sessantesimo anniversario della morte di P. Giovanni Brenninger, O.Carm. In questa occasione desideriamo pubblicare sulle pagine della nostra rivista non solo una breve informazione sulla sua vita, ma anche alcune delle sue riflessioni riguardanti la vocazione e la spiritualità carmelitana.
Padre Brenninger nacque il 16 aprile 1890 a Freising in Baviera e, al battesimo, ricevette il nome di Giuseppe. Durante l'infanzia fu colpito da paralisi alle gambe e fu miracolato per intercessione della Vergine Maria, invocata nel luogo di pellegrinaggio di Altötting. A diciannove anni entrò nell'Ordine dei Carmelitani e assunse il nome di Giovanni (dalla Croce). Dopo aver completato gli studi, fu ordinato sacerdote il 26 luglio 1914. Negli anni successivi, visse una crisi personale nel suo rapporto con la nostra comunità religiosa. Forse ciò era legato alla difficile situazione dell'Ordine in Baviera, esacerbata dalla guerra mondiale. Padre Giovanni chiese allora il permesso di trasferirsi all'Ordine dei Carmelitani Scalzi e solo grazie all'influenza del Procuratore Generale del nostro Ordine, P. Hubert Driessen, la congregazione vaticana per gli uomini di vita religiosa respinse la sua richiesta.1 Presto gli furono affidati compiti importanti in vari conventi e nella provincia. Dal 1925 fino alla sua morte operò a Roma come noto assistente generale, cioè stretto collaboratore del Priore Generale. In virtù della sua funzione visitò tra l'altro anche il convento di Kostelní Vydra (certamente nel 1930, forse anche prima nel 1926). Per dodici anni (1931–1942) fu anche superiore del collegio internazionale di San Alberto, dove insegnò mariologia, teologia mistica ed ebraico. Contemporaneamente, era anche esaminatore del clero romano e gli fu affidata la direzione spirituale di vari istituti religiosi. Dal 1940 si occupava anche della cura dei terziari e membri delle confraternite del scapolare. Nell'ambito di questo compito preparava il testo della nuova regola per il terzo ordine. Questa fu approvata e messa in vigore solo nel 1948, cioè dopo la sua morte. Nel mese di ottobre del 1945 gli fu diagnosticata una grave malattia. Dopo un mese di sofferenza e permanenza in ospedale morì il 25 novembre 1946.
Nel testo seguente vi presentiamo alcune selezioni liberamente scelte dal suo patrimonio spirituale, come pubblicato da P. Emanuele Boaga, O.Carm., nella rivista dell'Ordine Analecta ordinis carmelitarum, vol. 47, n. 2, anno 1996.
P. Brenninger era principalmente dedicato alla sua vocazione e incoraggiava i suoi fratelli e sorelle carmelitani all'amore per essa. Recarsi sul sacro monte Carmelo, che è “vigna e giardino di Dio”, significava per lui vedere nel Carmelo “il simbolo di una vita interiore intensificata, simbolo del desiderio e dell'ascensione verso l’unione perfetta con Dio nell’amore.” “Il Carmelo,” diceva, “è simbolo della contemplazione, del tuffo amorevole della nostra mente nelle verità eterne e nei (profondi) misteri della nostra fede, il cui fine è donarsi senza riserve a Dio, che solo è la sorgente della vita e della felicità. Proprio per questo, però, il Carmelo rappresenta anche un simbolo di penitenza e sacrificio.”
“Il sacrificio di Elia sul monte Carmelo ci mostra due aspetti importanti della vita carmelitana. Il primo è la decisione ferma, poiché non si può saltellare da una parte all’altra. Decisioni di questo tipo richiedono la grande realtà della presenza di Dio, poiché Egli è la fonte di ogni vita e Dio stesso basta. Tali posizioni nette nella vita richiedono anche la nostra stessa costituzione, la nostra piccolezza, il fatto che non siamo mai abbastanza soddisfatti, e il cammino che abbiamo davanti. Perché senza Dio la nostra vita non ha spiegazione, né senso e non ha valore. Il pensiero su Dio deve abbracciare tutto. Non è possibile saltellare da una parte all'altra. Dio è tutto. Da questo deriva anche il principio carmelitano: Dio solo, sempre e in tutto, cioè uscire dalla volontà di Dio, camminare nella compagnia di Dio e mirare alla gloria, alla lode di Dio.”
“Il secondo aspetto è l'olocausto, ossia la completa offerta. Un'offerta totale, non solo un atto di offerta o una semplice parte.” Qui P. Giovanni Brenninger fa riferimento al fuoco che scese dal cielo sul Carmelo e consumò tutto – l'offerta, la legna e l'altare. “Queste decisioni nette sono il mezzo attraverso cui possiamo essere un olocausto: possa esserci almeno in noi l'inizio di queste decisioni nette...”
Per comprendere le caratteristiche principali della salita al monte Carmelo, utilizzò come ausilio, come diceva: “la scuola del giardinaggio carmelitano,” che si basa su tre attività: “diserbare, piantare e irrigare il giardino di Dio.
Diserbare: rimuovere, allontanare, combattere il peccato quotidiano e qualsiasi opposizione a Dio; dunque estirpare le erbacce nocive, le passioni che corrodono lo spirito (orgoglio, vanità, ambizione) e il corpo (compiacenza, intemperanza, sensualità).
Piantare: praticare le necessarie virtù relative alla vita in famiglia e in società (dopotutto viviamo in famiglia) e amare. Queste virtù si manifestano nel comportamento, nel modo di parlare e nel modo di agire, ma nascono principalmente dall'interno: cortesia, mitezza e pazienza, umiltà, amore.
Irrigare: il giardino ha bisogno di acqua. Abbiamo inevitabilmente bisogno di grazia, perché non siamo nulla, perché non possiamo nulla senza la luce, senza forza, senza perseveranza, e tanto più quanto più cerchiamo di raggiungere la vetta del Carmelo.”
Quando sviluppa le sue riflessioni sulla simbologia spirituale del monte Carmelo, P. Giovanni parte dalla domanda: “Chi salirà su questo monte? Chi abiterà nel luogo santo del Signore?” E come risposta fornisce due condizioni per la salita.
“Dobbiamo essere in grado di dire con il salmista: “Signore, amo la tua casa, dove abiti, e il luogo dove risiede la tua gloria” (Sal 26,8). È necessario abbracciare con tutto il cuore questa nostra santa vocazione, essere convinti che abbiamo ricevuto dal Signore una grazia straordinaria, quando ci ha introdotti nella terra del Carmelo, affinché ne mangiassimo i frutti e le sue preziose produzioni.”2 Dobbiamo – per così dire – inalare a pieni polmoni lo spirito del Carmelo, sino a esserne completamente permeati. È necessario ardere dal desiderio di raggiungere la vetta del Carmelo e non fermarsi ai piedi di questa santa montagna. Il santuario è sopra, sulla cima della montagna.
Ma guardiamoci dalla tentazione di modificare il Carmelo secondo il nostro gusto. È necessario accettarlo così com'è. Il Carmelo è santuario di Dio, è un monte. La vita carmelitana representano dunque una salita, uno sforzo, e non una passeggiata senza preoccupazioni né una gita ricreativa.
È necessario amare tutto ciò che appartiene allo spirito del Carmelo, in particolare la vita di preghiera, che è caratteristica per essa. Tuttavia, la base non è pregare molto o recitare molte preghiere, ma è importante che amiamo pregare. Pregare significa essere con Dio e trattarlo come colui che è per noi il massimo bene, la nostra vita, la nostra gioia e il nostro piacere, insomma come colui che è tutto per noi e che cerchiamo con tutto il cuore...
Nella salita dobbiamo essere perseveranti. Non si può correre fino alla vetta. La salita è lenta e faticosa... Molti iniziano con determinazione, ma presto si affaticano, e invece di continuare coraggiosamente nella scalata, si fermano a metà strada o, per meglio dire, ritornano nella pianura della mediocrità, dove si trascinano e girano intorno alla montagna, il cui vertice ora sembra loro irraggiungibile. No, non bisogna perdere coraggio, ma è necessario continuare la salita, armati di una fiducia incrollabile e instancabile nell'aiuto del Signore e della nostra Santissima Madre. Tutto è possibile per chi crede, dice il nostro Signore. Certamente abbiamo bisogno di pazienza, poiché il nostro Signore di solito non offre tutto in una volta. Egli stesso sceglie il tempo e il momento opportuno secondo la sua volontà e in accordo con ciò che è buono per noi. Tuttavia, il nostro motto deve sempre essere: Fino alla vetta del Carmelo.”
La seconda condizione la troviamo nelle parole: “Innocens manibus et mundo corde” (Sal 24,4). Solo colui che ha “mani innocenti e cuore puro” può sperare di raggiungere il traguardo, l'unione perfetta con Dio nell'amore, fino alla vetta del Carmelo.” P. Giovanni fa riferimento al testo di uno scritto carmelitano Sulla fondazione dei primi monaci, che descrive l'obiettivo della vita carmelitana con le parole: “offrire a Dio un cuore puro.” Egli aggiunge: “La salita al Carmelo richiede l'abbandono del peccato. Il peccato è un grande peso che trascina l'anima verso il basso e non le consente di elevarsi verso le altezze della montagna mistica. L'attaccamento volontario al peccato, anche solo a quello quotidiano, è un grande ostacolo alla preghiera. Infatti, il peccato, anche quello quotidiano, è assenza di amore e tale connessione si basa proprio sull'amore. Perciò, San Giovanni della Croce chiama esplicitamente la contemplazione 'unione d'amore'. Il primo gradino della salita al Carmelo è quindi la lotta contro il peccato. E questa lotta deve durare fino a quando non saranno estirpate anche le ultime radici di questa infestante erbaccia.
Inoltre, è necessario mantenere il distacco da tutte le creature. Nel peccato, l'anima si distacca da Dio e si attacca a qualcosa di creato; pertanto, per ritornare a Dio, è necessario procedere in direzione opposta: distaccarsi da ciò che è creato e unirsi a Dio. (...)
Per salire fino alla vetta del Carmelo, dobbiamo affidarci al Signore e lasciarlo agire. (...) Ciò che ci porta in alto non è già più la nostra attività né i sacrifici che abbiamo scelto; è l'azione divina in noi che ci fa gustare i migliori frutti della montagna della contemplazione, a condizione che da parte nostra non venga meno la necessaria collaborazione.
L'anima pia, quindi, deve completamente donarsi a Dio, deve senza riserve sottomettersi alla sua guida divina e accettare senza condizioni ciò che gli viene inviato, non guardare mai indietro, ma sempre in avanti, con fiducia incrollabile, anche se dovrà attraversare notti oscure e fitte nebbie, e Dio si prenderà cura di quest'anima generosa in modo particolare, liberandola dalle “reti dei cacciatori” e collocandola su una roccia solida, sulla vetta del Carmelo.
E quando raggiungeremo la vetta del Carmelo, cosa troveremo lì?
Aria pura: la libertà dell'anima dal peccato, dall'egoismo e dall'orgoglio, da ogni oscurità; l'anima respira l'aria pura di Dio.
Perfetta pace: distacco da tutto, una stabilità che trascende ogni cosa e rende l'anima sempre unita al Signore.
Meravigliosa visione: l'anima vive la contemplazione, rinforzata dai doni dello Spirito Santo: sapienza, conoscenza, consiglio.
A cura della versione italiana di Vlaďka M. Polišenská e P. Gorazd, O.Carm.