La missione di diventare apostoli degli Slavi significava abbandonare una posizione onorevole, rinunciare alla vita contemplativa...

E anche se erano per cultura bizantini, i fratelli Cirillo e Metodio sono riusciti a diventare, nel vero senso della parola, apostoli degli Slavi. La separazione dalla patria, che Dio a volte richiede dalle persone scelte, significa sempre, se la accettiamo alla luce della fede e della sua promessa, un presupposto misterioso e fecondo per lo sviluppo e la crescita del popolo di Dio sulla terra. Il Signore disse ad Abramo: “Esci dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre verso la terra che ti mostrerò. Farò di te una grande nazione, ti benedirò, renderò grande il tuo nome. Diventa una benedizione!” (Gen 12,1).

Durante una visione notturna, che sant'Antonio ebbe a Troade in Asia Minore, gli apparve un macedone, cioè un abitante del continente europeo, e lo pregò intensamente di venire nella sua terra e di annunciare la parola di Dio: “Attraversa in Macedonia e aiutaci!” (At 16,9).

La divina Provvidenza, per entrambi i santi fratelli rappresentata dalla voce e dall'autorità dell'imperatore bizantino e del patriarca della chiesa di Costantinopoli, si rivolse a loro con un simile appello, chiedendo loro di andare in missione tra gli Slavi. Tale missione significava per loro non solo abbandonare una posizione onorevole, ma anche rinunciare a una vita contemplativa; significava lasciare il cerchio dell'Impero bizantino e intraprendere un lungo viaggio al servizio del Vangelo tra le nazioni che erano per molti aspetti lontane dalla civiltà basata su un'organizzazione statale sviluppata e sulla raffinata cultura di Bisanzio, completamente permeata da principi cristiani…

(Giovanni Paolo II, enciclica Slavorum apostoli, III cap., 2 giugno 1985)