Solo in questo ultimo luogo la chiesa può ottenere.

Maria è pronta ad affrontare tutto, poiché il destino del Messia deve sicuramente essere un destino inaudito, ma cosa sarà questo "tutto" in concreto, Maria non lo sa. E proprio questo immerge tutta la sua vita in una nuvola di ansia. Anche prima che il Figlio possa crescerla personalmente, è già addestrata.

La vergogna della gravidanza, il cui segreto non deve rivelare, e le esitazioni di Giuseppe sono un'amara anticipazione.

Un linguaggio simbolico le parla del rifiuto a Betlemme, quando si avvicina il parto, e della successiva fuga.

Questo tipo di linguaggio simbolico lampeggia nella profezia della spada che le trafiggerà il cuore.

E questa spada ora è nella mano del Figlio. Ha dodici anni quando lei lo perde – e non appena lo trova, le dà una risposta che non comprende. Questa incomprensione pende poi minacciosamente sulla sua vita.

Quando il Figlio la lascia, non le dà alcuna informazione su ciò che intende fare; non la informa di nulla, è costretta a fare affidamento su quello che si dice in giro.

A Cana, sebbene nel suo spirito si prenda cura della povertà degli sposi, riceve un secco rifiuto: la sua ora non è ancora giunta, non è identica alla sua ora (lo sarà solo sulla croce).

Quando i suoi familiari lo considerano pazzo e lei lo visita insieme a loro, non viene accettata.

Quando una donna dalla folla benedice le sue mammelle, Gesù cambia subito argomento: beati coloro che ricevono e custodiscono la parola di Dio. Certo, Maria l'ha ricevuta e custodita per prima, ma ora si perde tra tutti coloro che devono farlo secondo lei; le sue mammelle corporee, che hanno nutrito la Parola incarnata, ora non valgono nemmeno una menzione.

Dalla oscurità e dalla solitudine Maria viene tirata fuori solo nell'ultima scena, alla croce deve essere presente, non però per udire l'ultima parola di conforto, ma: "Donna, ecco tuo figlio!" Suo Figlio, che si era costantemente allontanato da lei, le sfugge definitivamente e le presenta un altro figlio. Non ha con il suo Figlio nessun'altra forma di comunione se non quella che ora le è richiesta: come il Figlio è abbandonato dal Padre, così la Madre è abbandonata dal Figlio – in questo ora sono uno.

(…)

Si chiarisce però perché anche Maria dovesse essere educata dal Figlio per il "ultimo" posto. Perché solo in questo posto, dove viene raggiunto l'ultimo peccatore, avviene la redenzione e solo in questo posto la Chiesa può acquisire, comprendere e adempiere il suo ruolo.

(Hans Urs von Balthasar /1905–1988/, estratto dal testo Spiritualità sacerdotale)