Rimane un'esperienza di valore incomparabile che abbiamo imparato a vedere i grandi eventi della storia mondiale anche dalla prospettiva degli esclusi, dei sospettati, di coloro che sono maltrattati, impotenti, oppressi e derisi, insomma dalla prospettiva dei sofferenti. Che in questo tempo il risentimento o l'invidia non roddano i nostri cuori, affinché possiamo vedere con occhi nuovi il grande e il piccolo, la felicità e la sfortuna, la forza e la debolezza, affinché il nostro sguardo per grandezza, umanità, giustizia e misericordia diventi più chiaro, più libero, non corruttibile; sì, affinché la sofferenza personale diventi una chiave più adeguata, un principio più fecondo per accedere al mondo in modo contemplativo e attivo rispetto alla felicità personale. Ora dipende da noi affinché questa prospettiva dal basso non favorisca coloro che sono eternamente insoddisfatti, ma che siamo giusti nei confronti della vita (1) in tutte le sue dimensioni sulla base di una maggiore soddisfazione, che in realtà è fondata oltre il "su" o il "giù", e così gli diamo ragione.
(1) "essere giusti" nei confronti della vita, un'espressione ormai quasi scomparsa, nel senso di dare giustamente, riconoscere alla vita ciò che le spetta, vivere pienamente giustamente nella situazione data, adempiere con sensibilità e cura a ciò che ci vincola. (nota red.)
(Dietrich Bonhoeffer /1906–1945/,
schizzo incompleto del testo Riflessione all'inizio del 1943,
scritto per il decimo anniversario dell'ascesa al potere di Hitler;
citato secondo il libro Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa, Lettere dal carcere. Kalich 2023)