Oggi ricordiamo il 60° anniversario della pubblicazione dell'enciclica "Pacem in terris - Sulla pace tra tutte le nazioni nella verità, nella giustizia, nell'amore e nella libertà", con cui Papa Giovanni XXIII rispose all'acuto pericolo di una nuova guerra mondiale. Nel 1961 venne presa a Mosca la decisione di costruire il muro di Berlino, e l'anno successivo l'Unione Sovietica distribuirà missili a medio raggio a Cuba (gli Stati Uniti avevano i loro missili in Turchia e Italia). L'enciclica sottolinea i diritti umani e i doveri, richiede il divieto delle armi nucleari e fa appello a un disarmo graduale e controllabile reciprocamente. Giovanni XXIII morì meno di due mesi dopo la sua pubblicazione. Il titolo di questo testo famoso fu poi strumentalizzato dal regime comunista in Cecoslovacchia per denominare un'associazione collaborazionista di sacerdoti cattolici.
Consolidare la pace su questa terra è un compito così nobile e sublime che, nonostante tutta la buona volontà e la lodevole intenzione, non può essere raggiunto solo con le forze umane. Affinché la società umana sia l'immagine più fedele del Regno di Dio, è necessaria l'assistenza dall'alto.Pertanto, in questi giorni sacri, invochiamo con urgenza colui che, attraverso la sua dolorosa passione e morte, non solo ha vinto il peccato, causa di conflitto e tristezza, ma ha anche riconciliato l'umanità con il Padre celeste con il suo sangue: "Solo lui è la nostra pace: ha unito entrambe le parti in uno... è venuto e ha annunziato pace a voi che eravate lontani, e a quelli che erano vicini."
Nella liturgia di questi giorni risuona l'annuncio: "È risorto Cristo, nostro Signore, è apparso in mezzo ai suoi discepoli e ha detto: Pace a voi, alleluia; e i discepoli si rallegrarono quando videro il Signore, alleluia." Quindi ci ha portato pace, ci ha lasciato pace: "La pace vi lascio, la mia pace vi do; non come la dà il mondo, io do a voi."
Pregiamo ardentemente per questa pace in lui.
(Giovanni XXIII, conclusione dell'enciclica Pacem in terris, 11 aprile 1963)