La buona signora Cassinettino mi ha chiesto di firmare un'immagine e di aggiungere un pensiero. Mi è venuto in mente questo: „In cruce mea requies“(1) e ho avuto una forte sensazione interiore di quel vero riposo e pace che troviamo solo nella croce. Impegniamoci quindi, cara madre, a dire con tutto il cuore insieme alla sposa: „Fasciculus mirrhae dilectus meus mihi inter ubera mea commorabitur.“(2) La sofferenza, carissima madre, svanirà, ma ciò che seguirà, ciò che ora non possiamo comprendere, non avrà fine.
(br. Šimon da San Paolo OCD, lettera alla venerabile Madre Eletta /1605–1663/, 5 luglio 1647)
(1): Nella mia croce [troverai] riposo. Forse si riferisce a un accenno al versetto della sequenza di Pentecoste: in labore requies – nella fatica riposo gradito.
(2): Un fascio di mirra è il mio amato, riposa tra le mie mammelle. Le prime parole del versetto del Cantico dei Cantici (Ct 1,13) – Fasciculus mirrhae – formano anche il titolo di un popolare libro di preghiere dell'inizio del XVI secolo, che meditava sulla sofferenza del Signore e all'epoca era tra le opere più frequentemente pubblicate.