Una lettrice mi ha comunicato che le è incomprensibile come io possa aver citato già due volte nel "Cattolico" la frase: "Non leggere i giornali può essere, in tempi di democrazia, più nocivo che non pregare il rosario." Da ciò sarebbe inseguito disprezzo per il rosario, cioè per la preghiera. Questa lettrice dunque pensa che "se una persona prega davvero il rosario, Dio ha sempre molte possibilità di informarla sulle cose che ha bisogno di sapere, anche se in tempi di democrazia non legge i giornali".
Certo, Dio ha molte possibilità di comunicare conoscenza a qualcuno. Esiste anche la cosiddetta conoscenza infusa. Ma quella è un miracolo. E se qualcuno si affida senza un motivo molto serio ai miracoli, si dice che sta tentando Dio. Normalmente la conoscenza si acquisisce studiando e imparando, che si vive nel mondo con gli occhi aperti, che si fa domande e ci si informa, e se si tratta di vita pubblica, che la si segue, soprattutto attraverso giornali e riviste. Anche qui vale: Dunque date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio.
Nessuno dice che dobbiamo leggere i giornali per il piacere di farlo, nessuno dice che una lettura superficiale dei giornali, con cui qualcuno perde tempo, sia migliore che pregare il rosario. Tuttavia, ogni preghiera deve portarci a una ferma determinazione di cercare Dio in tutto e di servirGli onestamente in ogni cosa. Se siamo pieni di questa determinazione, diventerà per noi una bella azione anche la lettura dei giornali.
Nei giornali si riflette l'anima dell'uomo moderno, i suoi desideri e bisogni, le sue illusioni e delusioni. Più un vero credente comprende tutto ciò, più sarà spinto a un'apostolato attivo, imparerà a raccontare all'uomo di oggi, con il linguaggio attuale, la buona novella eterna su Dio, unico vero Fonte e unico vero Scopo di tutta la vita.
(Adolf Kajpr SJ /1902–1959/;
estratto dal saggio "Rosario o giornali", pubblicato nel "Cattolico", 17 novembre 1946;
citato dal libro La presenza è il tempo proprio di Dio. Refugium 2021)