Uno dei più raffinati inganni del diavolo

Probabilmente si trattava di un'umiltà gobba...Teresa d'Ávila (1515–1582)

A volte mi capitava - come anche ora, anche se molto più raramente - che su di me piombassero angosce così opprimenti e tormenti fisici così acuti che non sapevo cosa fare. Quando non tormentavano il mio spirito, sopportavo con gioia anche dolori fisici molto più gravi. Ma quando entrambe le cose giungevano insieme, era un vero martirio. In quel momento dimenticavo le grazie ricevute, delle quali mi ricordavo solo come di un sogno lontano, che aumentava solo il mio tormento.

La mente si offuscava, lottavo con mille dubbi e angosce, così che mi sembrava di non riuscire a capire cosa stesse succedendo dentro di me, e che forse tutto fosse solo un inganno. Pensavo anche: Perché devo ingannare anche gli altri? Non basta che abbia ingannato me stessa? Mi sembrava di essere così perversa da credere che tutte le malvagità e le illusioni del mondo fossero conseguenza dei miei peccati.

Probabilmente si trattava di un'umiltà gobba, che il diavolo aveva infuso nel mio cuore per turbarmi e vedere se riusciva a trascinarmi fino alla disperazione. Ma ormai avevo già imparato così bene quando si trattasse del diavolo, che in questo punto non mi tormenta più così spesso come una volta, perché vede che conosco le sue insidie.

Questa umiltà gobba crea confusione e inquietudine fin dal suo ingresso nell'anima, così si contorce tra le tenebre e le secchezze per tutto il tempo in cui dura, tormentandola, così da non essere capace di pregare né di compiere qualcosa di buono. Sembra che soffochi l'anima e imprigioni il corpo impedendo ad entrambi di agire.

Con la vera umiltà non è così. L'anima che la possiede riconosce di non essere nulla, soffre per la propria miseria, esagera molto la propria malvagità, e questo più di quanto possa fare il diavolo nel caso precedente, e vede che tutto ciò è vero; tuttavia non cade nella confusione, non si turba e non ha tenebre e aridità, ma pace, gioia, luce e dolce sensazione: in breve, l'opposto di ciò che proviene dal diavolo. Il tormento che sente la incoraggia, poiché le appare come una grande grazia divina, con la quale può progredire ulteriormente. Se da un lato la pena che prova è dovuta a aver offeso il Signore, dall'altro si rafforza pensando alla sua misericordia. E sebbene la luce con cui è inondato la riempia di vergogna, al contempo la costringe a lodare la divina Maestà, che l'ha sopportata per così tanto tempo.

Nell'umiltà del diavolo non c'è luce per alcun bene e appare che Dio getti tutto nel fuoco e punisca con il sangue, perché non si vede altro che la sua giustizia. Anche se il diavolo non riesce a togliere del tutto la fede nella misericordia divina, questa però non solo non riesce a consolare, ma diventa motivo di ulteriore sofferenza poiché l'individuo si sente ancor più obbligato dinanzi a lui.

Questo è, a mio avviso, uno dei più raffinati, meglio mascherati e tormentosi inganni che il diavolo sa inventare.

(Vita 30,8–10)