Mi sembra che la vita di fede con la sua miseria – quando una persona ha una fede debole e, in aggiunta, così tante cicatrici – e con la sua benedizione nonostante tutta questa debolezza, assomigli alla vita di preghiera: tende a una semplicità sempre maggiore. Come l'anima nel cammino della preghiera all'inizio prega con tutta la gamma di affetti, ma alla fine riesce a pregare solo con un atto di devozione, così mi sembra che anche la fede, dopo aver elaborato tutte le possibili aree della vita umana, ritorni a quel semplice, grezzo, ma per la fede così impegnativo insieme di poche lettere, che ho trovato durante la mia visita a Roma scavate nella parete delle catacombe di Callisto:
I C H T H Y S
Iesús Christos Theú Hyios Sótér
Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore
Sento che la mia fede è sempre più semplice, grezza, impegnativa e sono preoccupato di poter entrare in quel ICHTHYS con tutta il mio cuore.
(P. Benedikt Holota OFM /* 5 agosto 1922/,
fine del testo Testimonianza di un convertito, Testi teologici 3/1990)