La nostra fede non consiste tanto nell'opporsi alle debolezze, quanto piuttosto nel fatto che, anche in mezzo alla sofferenza, ci aggrappiamo alla volontà di Colui che soffre per amore di noi. Dobbiamo liberarci di quell'abitudine di contemplare i nostri lati oscuri invece della luce trasformante del Figlio, che può trasformare la nostra polvere in oro puro. Troppo spesso ci fermiamo e ci rovistiamo dentro, invece di immergerci nel forno purificatore del Sacratissimo Cuore, che si apre per noi con un solo gesto di fiducia nel suo amore. Crediamo troppo facilmente nella nostra miseria, e non abbastanza nell'amore misericordioso di Dio. Dobbiamo imparare a sfruttare la nostra insignificanza e i nostri fallimenti, le nostre incapacità, anzi addirittura i nostri peccati, e trasformarli in motivi di fiducia. Una volta che impariamo a trasformare tali cose in un coraggioso atto di offerta di noi stessi, allora l'impossibile diventa possibile, proprio come è avvenuto con il ladro pentito, con i santi Pietro e Paolo e con tutti i poveri, deboli e peccatori nella storia.
(Mary David Totah, OSB /1957–2017/, La gioia in Dio)