… Quando viviamo qualsiasi dolore, delusione, umiliazione, incomprensione, mancanza di riconoscimento, stanchezza, nervosismo, paura, i nostri stessi errori e fallimenti, quando entriamo in situazioni difficili e ci confrontiamo con la rabbia delle persone, quando anche gli amici diventano nemici – in tutte queste situazioni possiamo incontrare Gesù. In tutte lo possiamo riconoscere come l’amante della nostra anima e, con gioia per averlo conosciuto, abbracciarlo. (…) Forse saremo come un bambino piccolo che piange perché si è fatto male, ma allo stesso tempo sorride perché la mamma l’ha abbracciato. Lo sposo di Gesù abbandonato non è una persona triste che cerca il dolore, ma una persona gioiosa e felice, perché anche in tutte le sofferenze riesce a trovare la felicità dell’amore. L’amore per Gesù crocifisso e abbandonato non è solo un tema per la meditazione, ma un modo di vivere… Colui che ha detto: “A chi mi ama, mi rivelerò”, si fa conoscere in ogni volto segnato dal dolore. La scelta dell’Abbandonato porta la certezza che neanche nella notte più oscura l’uomo sarà senza Dio, perché lo riconoscerà anche nella stessa oscurità. Immergersi nell’oscurità del Venerdì Santo in profonda connessione con Gesù porta la certezza della vittoria del mattino di Pasqua, perché l’Abbandonato e il Risorto sono lo stesso. La notte in cui è morta la morte è piena di luce…
(arcivescovo Jan Graubner, conclusione del sermone per il Mercoledì delle Ceneri 2023)