Voglio dirti quanto mi ha colpito dolorosamente l'annuncio della morte del signor Auffray. Per favore, porgi le mie sincere condoglianze alla signora de Margerie. Penso soprattutto a te, che perdi un protettore e un amico. Non so perché (o anzi so fin troppo bene perché) immaginiamo che l'ambiente della nostra vita debba durare quanto noi stessi. Non possiamo accettare che coloro che abbiamo sempre conosciuto o che un giorno abbiamo considerato punti di riferimento definitivi e l'ambiente esterno della nostra persona possano scomparire prima di noi... Come se le numerose crepe che si formano ogni giorno davanti ai nostri occhi dovessero sempre rispettare quel piccolo cerchio delle nostre affezioni. – Vorrei che questo nuovo dolore e le delusioni, che si aggiungono a tante altre, non ti sopraffacessero. Non abbiamo altra dimora permanente che il Cielo: è sempre una verità antica, che dobbiamo continuare a imparare e con la quale ci confrontiamo solo sotto i colpi dolorosi delle esperienze. (…) Prego il nostro Signore affinché ti faccia sentire che Egli può e vuole sostituire tutte le sostegni umani che ti vengono tolti.
(Pierre Teilhard de Chardin SJ /1881–1955/, lettera dal fronte, a una cugina, 9 aprile 1916;
citato secondo il libro Pierre Teilhard de Chardin, La nascita del pensiero. Lettere 1914–1919, Malvern 2021)