Nelle tue mani... attraverso cui passa un amore così grande.

La morte, come la morte [di tuo padre e] di mio zio, scuote il passato di tutta la famiglia. Dopo di essa non c'è niente come prima, perché il precedente contesto dei nostri ricordi e della nostra dimora terrena è stato alterato o distrutto (…). Non è piuttosto una economia dell'intera vita data dalla Provvidenza, che brucia i ponti dietro di noi e ci spinge avanti attraverso il continuo distacco (che ha il suo significato e la sua dolcezza, se sappiamo che conduce alla dimora eterna, dove ci aspettano molte abitazioni)? (…)

Mi è sembrato che l'unica e grande preghiera da pronunciare in queste ore, mentre il cammino davanti a noi affonda nell'oscurità, sia la preghiera del Signore sulla Croce: In manus tuas commendo spiritum meum. Nelle tue mani, che hanno spezzato il pane e gli hanno dato vita, che hanno benedetto e accarezzato, che sono state forate; – nelle mani, che sono come le nostre, riguardo alle quali non possiamo mai dire cosa faranno con l'oggetto che tengono, se lo romperanno o se se ne prenderanno cura, ma i cui capricci, di questo siamo certi, sono pieni di bontà e non andranno mai oltre a stringerci gelosamente per sé; – nelle mani tenere e potenti, che toccano fino al midollo delle ossa, – che modellano e creano; – in quelle mani, attraverso le quali passa un grande amore, è bene affidare la propria anima, soprattutto se soffriamo e abbiamo paura. E in tale atteggiamento c'è grande felicità e grande merito. Facciamo questo insieme, sì?

(Pierre Teilhard de Chardin SJ /1881–1955/, lettera dal fronte, alla cugina, 23 novembre 1916;
citato secondo il libro Pierre Teilhard de Chardin, La nascita del pensiero. Lettere 1914–1919, 2021)