Mettiti nei panni di un tale concentrato. È già dietro i fili elettrici da diversi anni. Da diversi anni combatte con la fame e la nostalgia di casa e vive intanto di notizie incerte. Si è sempre aggrappato a qualcosa e ogni volta qualcosa gli è venuto in mezzo, ancora l'anno scorso l'ultima offensiva tedesca in Belgio e Lussemburgo. Ma una volta, era davvero vero. Una mattina sono venuti, che gli esesmani erano andati e che sulla porta sventolava una bandiera bianca. Quella era la mattina, e di sera, dopo alcune ore di tensione nervosa, dopo spari vari nei dintorni, sulla porta non sventolava più la bandiera bianca, ma la bandiera stellata americana e il nostro concentrato era davvero libero. Finalmente ce l'aveva fatta. Mettiti nella sua situazione e capirai che cos'è la gioia.
Quando sapremo aspettare l'arrivo del Signore con la stessa devozione e fervore con cui quel concentrato aspettava l'arrivo degli americani, allora i nostri sguardi acuiti riconosceranno che il Signore è davvero vicino e anche noi saremo sommersi dalla gioia pavloviana e diventerà davvero una forza creativa nella nostra vita e noi diventeremo una forza creativa nel mondo.
(Adolf Kajpr SJ /1902–1959/;
memoria autobiografica sulla liberazione del campo di concentramento di Dachau,
pubblicata poco dopo la guerra nella rivista Neděle, 16 dicembre 1945;
citato dal libro La presenza è il tempo divino. Refugium 2021)