Senza amore ogni opera è inutile...

Questa luce rappresenta l'amore che deve illuminare e rallegrare tutti, senza escludere nessuno...Teresa di Lisieux (1873–1897)

Ho sentito che nel mio cuore è entrato l'amore fraterno, la necessità di dimenticare me stessa per rendere felici gli altri, e da allora sono stata felice! (AS 96)

Ho capito che senza amore tutte le opere sono solo nullità, e anche le opere più splendide, come la resurrezione dei morti o la conversione dei popoli... (AS 167)

Gesù mi ha dato la grazia di comprendere cos'è l'amore. Prima lo comprendevo anch'io, è vero, ma in modo imperfetto. Non riflettevo a fondo su queste parole di Gesù: "Il secondo comandamento è SIMILE al primo: amerai il tuo prossimo come te stesso" (1). Soprattutto mi sforzavo di amare Dio, e quando lo amavo, capivo che il mio amore non doveva manifestarsi solo a parole, poiché: "Non tutti coloro che mi dicono: Signore, Signore, entreranno nel regno dei cieli, ma solo colui che fa la volontà del mio Padre che è nei cieli" (2). Questa volontà mi è stata rivelata da Gesù più volte, direi, che quasi in ogni pagina del suo Vangelo. (AS 214)

Quando meditavo su queste parole di Gesù, ho capito quanto sia imperfetto il mio amore verso le sorelle. Ho visto che non le amo come le ama il Signore Dio. Ora capisco che l'amore perfetto consiste nel sopportare gli errori degli altri, nell'essere non meravigliati delle loro debolezze, nell'incoraggiarci nei più piccoli atti di virtù che vediamo in loro. Ma soprattutto ho capito che l'amore non deve rimanere chiuso nel profondo del cuore. Gesù ha detto: "Quando la lampada è accesa, non si mette sotto un recipiente, ma su un piedistallo, così illumina a tutti in casa" (3). Ritengo che questa luce rappresenti l'amore che deve illuminare, rallegrare, e non solo i miei cari, ma tutti in casa, senza escludere nessuno. (AS 215)

Sì, lo sento, quando mostro amore, è Gesù che agisce in me. Più sono unita a Lui, più amo anche tutte le mie sorelle. Quando voglio moltiplicare questo amore dentro di me, soprattutto quando il maligno cerca di mettermi davanti agli occhi dell'anima le debolezze di quella o quell'altra sorella che mi è meno simpatica, mi sforzo di scoprire le sue virtù, i suoi buoni desideri. Mi dico che se l'ho vista cadere una volta, lei potrebbe aver ottenuto la vittoria molte volte, ma per umiltà le nasconde, e anche ciò che mi sembra una colpa potrebbe essere, in considerazione del suo intento, un atto di virtù. (AS 215n)

(1) Mt 22,39; (2) Mt 7,21; (3) Mt 5,15.

(AS = Scritti autobiografici)