La voglia di vivere, la passione per la vita... non sono completamente nelle nostre mani.

Questo gusto, questa passione di vivere, che tu mi invidi (e per la quale devo certo in parte ringraziare il fatto di aver generalmente avuto successo e di aver incontrato attorno a me aiuto e simpatia) – questo gusto e questa gioia di agire è qualcosa che non abbiamo del tutto nelle nostre mani: è una sorgente che scaturisce in noi senza di noi, che possiamo ben utilizzare, indirizzare, ma non mantenere e nutrire. Se questa energia primordiale in profondità in noi si affievolisce, nessuna riflessione o consuetudine può riportarla in vita. (…) Ho profondamente vissuto questa dipendenza, questa impotenza propria dell'uomo, di dare a me stesso (così necessaria) la voglia di vivere. Proprio in questo momento mi sono sentito colpito. Non è forse un pizzico di mortale stanchezza che ha accompagnato l'agonia del nostro Signore? (…)

Da qualche tempo sento come le domande che si pongono davanti a me e le necessità in cui mi trovo mi conducano a un approfondimento di questo problema di stanchezza, di disgusto, stato d'animo naturalmente amareggiato e sopraffatto dalla vita. (…) Da un punto di vista pratico, sono contento che domani sia la festa del Sacratissimo Cuore. Egli è sopra ogni cosa Insegnante della Vita interiore. Gli chiederò di ravvivare la mia anima (e le anime di coloro che mi sono più vicini), e mi sembra che lo farò con la totale rinuncia a qualsiasi fiducia in me stesso. E se egli preferisce che ci trasciniamo senza alcuna gioia possibile, almeno ci conservi il gusto di agire con amore per la Sua Volontà in Sé stessa.

(Pierre Teilhard de Chardin SJ /1881–1955/, lettera dal fronte, cugina, 29 giugno 1916;
citato secondo il libro Pierre Teilhard de Chardin, La nascita del pensiero. Lettere 1914–1919, Malvern 2021)